Articoli - Scritto da admin on Domenica, Dicembre 7, 2008 22:19 - 0 Comments
Maschi Pentiti: gli odierni Kapos e sacerdoti di una nuova religione
di Icarus.10 - Contrariamente a quanto si pensi, i famigerati Kapos dei campi di concentramento nazisti, non erano affatto degli addetti nazisti e “ariani”, ma essi stessi prigionieri, e per di più ebrei.
Primo Levi, superstite di Auschwitz, in quel capolavoro del suo libro “Se questo è un uomo“, spesso si sofferma con amarezza sulla bruta figura dei Kapos, una sorta di capi-prigionieri che si occupavano, per conto della direzione del campo, di impartire ordini e disposizioni agli altri prigionieri loro subalterni.
Spietati e feroci nell’ umiliare e percuotere i loro consaguigni prigioneri sottoposti, i Kapos ebrei, che avevano acquisito questo grado di prominenza ingraziandosi la considerazione e la “simpatia” dei guardiani (le SS) e dei responsabili del campo, potevano conservare quel così agiato ruolo solamente attraverso una costante oppressione dei loro compagni di ruolo inferiore; insomma il grado di brutalità e ferocia era un indispensabile requisito da esibire al cospetto delle SS, per ottenere e mantenere quel grado di prominenza che fatiche e stenti risparmiava, con conseguente incremento della possibilità di sopravvivenza.
Casi simili di oppressione di schiavi su altri schiavi, si sono riscontrati-in un periodo antecedente a quello nazista- nelle Americhe, nel periodo più acuto della tratta dei negri, allorchè tra gli schiavi neri dei bianchi proprietari di terre e piantagioni, venivano reclutati dei capi schiavi che -anche loro come i futuri i kapos- si occupavano di sorvegliare i loro compagni consaguigni prigionieri e di frustarli, in caso di mancanze o insubordinazione, al grido di “sporco negro”.
Il principio di base su cui si reggeva la struttura sociale della gerarchia schiavistica nelle piantagioni americane e nei lager nazisti era lo stesso su cui, oggi, poggiano i presupposti del “maschiopentitismo”. I Maschi Pentiti, rappresentano, purtroppo, in Occidente, una fetta considerevole -e forse, maggioritaria- del genere maschile, e la loro influenza negativa sulla dignità maschile -accompagnata al contempo dalla divininizzazione nei confronti del genere femminile- è così devastante, che essi possono essere considerati le pedine fondamentali attraverso cui la dittatura femminista e femminile -imperante in Occidente- esercita la sua egemonia e il suo controllo sia nei sistemi politici, economici e produttivi, sia nelle coscienze delle persone. I maschi pentiti sono la ragione stessa dell’ esistenza, della sopravvivenza e della consolidamento del Sistema Vaginocentrico -cioè di quella vasta struttura di privilegi giuridici, sociali, morali ed economici di cui godono le donne occidentali a tutto discapito degli uomini- in quanto, con la loro presenza nei sistemi di potere politici, economici e giuridici, permettono alle donne di usufruire dei suddetti privilegi, e, inoltre, la loro genuflessione nei confronti del genere femminile, unita all’autodenigrazione del genere a cui fanno parte -quello maschile- sancisce di fatto la vittoria delle tesi femministe, in quanto accreditatesi presso il popolobue (”se lo dicono i maschi stessi…“).
Per quanto riguarda il parallelismo prima constatato va detto che mentre quella dei capi-schiavi neri e dei kapos, era una reazione che, tutto sommato, rispondeva ad una logica di sopravvivenza in un contesto di morte e distruzione umana, quello dei maschi-pentiti, è, invece, semplicemente, un modo sado-masochistico -nel senso psichico della sua accezione- di relazionarsi con le persone appartenenti al “gentil sesso”, insomma, una sorta di schiavismo psicologico autoindotto finalizzato ad acquisire considerazione e credito presso le donne e in generale verso il Sistema imperante.
E così mentre il regime vulvocratico regna arrogante e incontrasto -insinuandosi fin dentro le menti umane, manipolandole- i Maschi Pentiti hanno il compito di redarguire e bastonare moralmente, ostracizzandoli dalla collettività, tutti quegli uomini (ma anche donne) che -vuoi per difesa della dignità maschile, vuoi per reazione a ingiustizie femminili subite, vuoi per un semplice amore per la verità- sono riottosi, o semplicemente restii ad accettare questa becera cultura sessista di dominio femmile.
Oltre a quella psico-schiavistica, il maschiopentitismo, tuttavia, presenta anche una componente parareligiosa, infatti così come in tutte le religioni -e in specie le tre grandi religioni monoteiste- il pentimento è propedeutico al culto verso il relativo Dio, nel maschiopentitismo la divinizzazione del genere femminile è necessariamente associata ad una professione -meglio se pubblica- della propria inferiorità rispetto alla donna, sotto forma di un Mea Culpa, di un pentimento (per quest’ ultimo aspetto, i massimi teorici della Questione Maschile, hanno coniato questo termine per etichettare questi maschi di niente), anche se non per comportamenti o azioni commesse, bensì solamente per l’essere nati maschi, ritenuta, quindi, una “colpa originaria”; si rende necessario, quindi, un’autoflagellazione pubblica attraverso l’autodenigrazione di se stessi e del genere a cui appartengono (quello maschile, appunto), che funge come una sorta di lavacro dal “peccato originale” di essere nati di sesso maschile, ottenendo, così, il perdono e la remissione del “peccato”, con conseguente incremento della possibilità di accedere all’organo genitale femminile. Insomma, una sorta di battesimo, che, però -a differenza di quello cristiano che conferisce all’ individuo battezzato privilegi dell’anima senza per questo intaccare la sua natura umana (anzi la eleva) - è tutto finalizzato allo svuotamento e all’autoannichilimento della propria natura e dignità maschile, attraverso umilianti e striscianti genuflessioni volte a rendere gloria e culto alla Vagina, assurta come entità Divina (e unica ammessa), di cui i maschi pentiti sono, a tutti gli effetti, sommi sacerdoti.
di Icarus.10, 14.10.2008
[Autore di Blog di Icarus.10]
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