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	<title>FeMatrix</title>
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	<description>Scollegati dal Matrix Femminista!</description>
	<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 12:23:17 +0000</pubDate>
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		<title>Il &#8220;Fica Power&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 12:21:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[corpo donne]]></category>

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		<description><![CDATA[Preferisco il burqa
di Massimo Fini, 26.10.2009
Sono d&#8217;accordo con l&#8217;appello pubblicato da Repubblica (&#8221;Quell&#8217;uomo ci offende, fermiamolo&#8221;) lanciato da Michela Marzano, Barbara Spinelli, Nadia Urbinati contro l&#8217;uso che Silvio Berlusconi fa del corpo della donna e della donna stessa. E come non esserlo? Ma Marzano and company sorvolano pudicamente sul &#8220;lato B&#8221; della questione. Che ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://fematrix.altervista.org/wp-content/uploads/2009/11/200902271118120.jpg" rel="lightbox[229]"><img class="alignright size-full wp-image-222" style="border: 1px solid black;" title="200902271118120" src="http://fematrix.altervista.org/wp-content/uploads/2009/11/200902271118120.jpg" alt="" width="280" height="280" /></a><strong>Preferisco il burqa</strong><span class="artAutore"><strong><br />
</strong><em>di Massimo Fini, 26.10.2009</em></span></p>
<p>Sono d&#8217;accordo con l&#8217;appello pubblicato da Repubblica (&#8221;Quell&#8217;uomo ci offende, fermiamolo&#8221;) lanciato da Michela Marzano, Barbara Spinelli, Nadia Urbinati contro l&#8217;uso che Silvio Berlusconi fa del corpo della donna e della donna stessa. E come non esserlo? Ma Marzano and company sorvolano pudicamente sul &#8220;lato B&#8221; della questione. Che ha due aspetti. Il primo è che non ci sarebbero corruttori se non ci fosse chi è disposto a farsi corrompere. Il secondo trascende lo squallore di Berlusconi e delle sue girls ed è più generale.<span id="more-229"></span></p>
<p>In questi decenni il femminismo ha battuto sempre e solo il chiodo del ricatto maschile sui luoghi di lavoro, che c&#8217;è, naturalmente, ma non si è mai occupato di quello che nel mio &#8220;Dizionario erotico&#8221; ho chiamato il &#8220;Fica Power&#8221;, cioè del potere di cui molte donne (che nelle relazioni sessuali, a parità di condizioni, si trovano in una posizione di grande vantaggio perché il maschio, per ragioni antropologiche poi diventate culturali, si trova dalla parte della domanda) fanno uso, strumentalizzando il proprio corpo, per fare carriera e ottenere altri inammissibili vantaggi, nelle aziende, nello spettacolo, in TV, nel giornalismo e in ogni luogo di lavoro (forse solo il teatro fa eccezione, perché in teatro la prima attrice può essere anche l&#8217;amante del regista ma se è una cagna le sale sono vuote).<br />
Ma del &#8220;Fica Power&#8221; non si può parlare. È il tabù dei tabù.<br />
<strong>Un&#8217;intollerabile offesa all&#8217;immagine della donna che nel nostro mondo è ridiventata, come nell&#8217;Ottocento ma per motivi diversi, un essere angelicato, mondo da ogni zuzzura. La donna è sempre vittima. Invece è anche carnefice.</strong> E quelle che utilizzano il &#8220;Fica Power&#8221; lo sono innanzitutto nei conforonti di tutte le altre donne che sui luoghi di lavoro si comportano con correttezza, perché ne ledono i diritti (alle pari opportunità) e ne mortificano le legittime ambizioni. Le professioniste del &#8220;Fica Power&#8221; sono di gran lunga peggiori delle prostitute da strada e persino delle escort. Perché mentre queste sono dichiarate e si assumono la responsabilità di essere ciò che sono, le prime, oltre a trarre vantaggi ben più consistenti di 300 o 1000 euro, agiscono in modo occulto, subdolo, indimostrabile. Sono puttane che non possono nemmeno essere chiamate tali. E abbiamo anche l&#8217;improntitudine di indignarci, di scandalizzarci, di fare il ponte isterico, di gridare alla lesa democrazia quando, presso altri popoli, di cultura diversa dalla nostra, che hanno un&#8217;altra concezione della dignità della donna, si vietano show che strumentalizzano il corpo femminile. Preferisco il burqa.</p>
<div class="Titolo_big"><span class="artAutore">di Massimo Fini - 26/10/2009</span></div>
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		<title>Lettera aperta a &#8220;Repubblica&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 11:17:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Varie]]></category>

		<category><![CDATA[berlusconi]]></category>

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		<description><![CDATA[di Icarus.10 - Cara redazione di &#8220;Repubblica&#8221;, sono venuto a sapere della vostra inziativa a tutela della &#8220;dignità delle donne&#8221; a seguito degli insulti del premier Berlusconi nei confronti dell&#8217; on. Rosi Bindi in merito ad una sua presunta bruttezza esteriore.Premetto che non sono nè maschilista, nè femminista, e che sono contro ogni discriminazione tra sessi. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://fematrix.altervista.org/wp-content/uploads/2009/10/repubblica_fematrix.jpg" rel="lightbox[206]"><img class="alignleft size-full wp-image-207" style="border: 1px solid black;" title="repubblica_fematrix" src="http://fematrix.altervista.org/wp-content/uploads/2009/10/repubblica_fematrix.jpg" alt="" width="280" height="280" /></a>di <strong>Icarus.10</strong> - Cara redazione di &#8220;Repubblica&#8221;, sono venuto a sapere della vostra inziativa a tutela della &#8220;<em>dignità delle donne</em>&#8221; a seguito degli insulti del premier Berlusconi nei confronti dell&#8217; on. Rosi Bindi in merito ad una sua presunta bruttezza esteriore.Premetto che non sono nè maschilista, nè femminista, e che sono contro ogni discriminazione tra sessi. Proprio questi miei ideali di uguaglianza(in dignità, diritti e doveri) e di giustizia tra sessi mi fanno assumere una posizione di netta e profonda ostilità nei confronti della cultura femminista, in quanto essa promuove un profondo odio antimaschile e auspica privilegi femminili a senso unico, mascherandosi truffaldinamente dietro le giuste parole d&#8217;ordine sulla pari opportunità dei sessi.<span id="more-206"></span></p>
<p>Quella del premier è stata una battutaccia incivile che ogni persona civile dovrebbe stigmatizzare, e che la dicono lunga sullla mancanza di tatto e di eleganza del personaggio in questione, il quale, per altro, non è nuovo a simili battute e non solo nei confronti dei suo avversari politici di sesso femminile, ma anche e sopratutto di sesso maschile.Berlusconi è molto vicino alle istanze femminili, tant&#8217;è che il suo governo ha formulato le attuali leggi sullo Stalking e Decreto Anti Stupri, molto gradite dalle femministe(e dagli uomini <em>pro-feminist</em>, i quali rappresentano la maggioranza dei maschi occidentali). Non concepisco, quindi, il motivo per cui la giusta e doverosa riprovazione per questi insulti del premier nei confronti di una persona(la Bindy), la trasformate invece in una mobilitazione vittimistica di genere(quello femminile). Berlusconi non ha offeso le donne, ma una singola e specifica persona, e non certo per la sua appartenenza al genere femminile, ma bensì per le sue opinioni politiche opposte che hanno ingenerato la battutaccia volgare del premier sull&#8217;aspetto fisico della sua interlocutrice.Se Berlusconi avesse ravvisato un presunto difetto esteriore in suo avversario politico uomo, lo avrebbe insultato comunque. Il problema, quindi, per voi, non sta tanto nell&#8217; insulto in sè quanto, invece, nel sesso di chi l&#8217; insulto lo ha subito. &#8220;<strong>Le donne non si toccano nemmeno con un fiore</strong>&#8220;. Ecco rispolverato, quindi, proprio dal femminismo, la stereotipata figura della donna-bambola di patriarcale memoria. Il concetto patriarcale sulla figura della donna viene attaccato fin tanto che si vuole promuovere l&#8217;immagine della donna che comanda comoda dietro una scrivania e che divorzia e distrugge la vita all&#8217;ex marito, ma lo si invoca tranquillamente quando si vogliono concedere alle donne privilegi, precedenze ed esenzioni, in nome del &#8220;<em>sesso debole</em>&#8221; e del &#8220;<em><span style="background-color: white;">prima le donne e i bambini</span></em>&#8220;. Viene ad emergere,così, con la compiacenza o passività di tutti, un profondo solco nel genere umano: una suddivisione della dignità e diritti degli esseri umani basata sul genere sessuale: la Donna, essere sempre buono in quanto Donna, appartenente alla categoria Alpha. I &#8220;maschietti&#8221;, cioè gli esseri umani di sesso maschile, appartenenti, invece, alla categoria Beta. Tale suddivisione, implica, a sua volta, altre suddivisioni. Ovvio, quindi, il motivo per cui la gravità di una violenza, di un insulto o altro, viene valutata in base al sesso di chi la subisce e non in base al dolo di chi la commette e agli effetti oggettivi che provoca nella vittima; nasce quindi l&#8217;espressione &#8220;<strong>Violenza contro le donne</strong>&#8221; proprio per distinguerla da quella con la lettera piccola, di serie B, che subiscono gli uomini. Così, per il sentire comune, un omicidio, un insulto, un ingiustizia contro una donna, diventano più gravi rispetto a quelli nei confronti di un uomo; lo stupro diviene addirittura più grave di omicidio; l&#8217;infanticidio materno quasi viene giustificato e le loro autrici compatite come &#8220;p<em>overe donne depresse</em>&#8220;, e così via.<br />
Tale suddivione in due caste di genere, l&#8217;una superiore e l&#8217;altra inferiore, influenza e governa, quindi, il sentire e il parlare comune, nonchè le regole di base nelle convenzioni sociali e comportamentali(oltre che legislative, vediamo dopo). Così, mentre solamente per una singola donna insultata-per altro non certamente per la sua appartenenza al genere femminile-si scatena un vero e proprio putiferio, vaneggiando su una presunta &#8220;<em>questione femminile</em>&#8221; e dando vita ad una autentica caccia al &#8220;maschilista&#8221;, invece si può tranquillamente insultare e denigrare l&#8217;intero genere maschile, senza che ciò venga stigmatizzato e condannato da alcunchè, ma addirittura diviene quasi un &#8220;biglietto da visita&#8221; per poter acquisire la buona reputazione di persona per bene. <em><strong>&#8220;Le donne sono più brave&#8221;, &#8220;più intelligenti&#8221;..rispetto ai &#8220;maschi&#8221;..; &#8220;i maschi sono violenti&#8221;, &#8220;i maschi sono un disastro&#8221;, &#8220;i maschi sono mammoni&#8221;, &#8220;i maschi uccidono le donne</strong>&#8220;</em>;questi sono solo alcune delle tante e interminabili affermazioni e luoghi comuni sessisti antimaschili(1) che ci vengono riproposti continuamente non solo nel parlare comune di tutti i giorni, ma anche e soprattutto a livello culturale, mediatico e politico, dove il maschio viene invariabilmente, presentato come un idiota,un imbecille,inaffidabile, incapace, infantile e/o violento, cui invece si contrappone la figura aulica e immacolata della Donna sempre buona a prescindere, incapace di compiere il male proprio in quanto Donna,e quindi più capace, più intelligente dei &#8220;maschi&#8221;, ma ahimè, &#8220;v<em>ittima della sopraffazione maschile</em>&#8220;.</p>
<p>Mi fa ancora male ricordare un vostro spregevole articolo(e sto usando un eufemismo, un termine meno duro non riesco a trovarlo) intitolato &#8220;<em>La Fatica è donna</em>&#8220;, in cui si insinuava che le donne lavorano più degli uomini, i quali invece sarebbero degli scansafatiche e ritardari al posto di lavoro; ma voi, cari signori e signore di &#8220;Repubblica&#8221; che state così comodi dietro le vostre pulite scrivanie a sparare amenità femministe, non sapete che i lavori più usuranti, umilianti e rischiosi, li compiono gli uomini? Non sapete che le opere di soccorso in emergenze o in situazioni di calamità naturali sono condotte da uomini?Non sapete che, quindi, la stragrande maggioranza dei morti sul lavoro sono uomini? Voi le chiamate &#8220;morti bianche&#8221;, invece le dovreste chiamare &#8220;morti azzurre&#8221;! Eppure gli uomini-nonostante ciò e nonostante campino in media sette anni in meno delle donne-vanno in pensione cinque anni più tardi. Vergognoso, vergognatevi. E questa sarebbe la &#8220;discriminazione antifemminile&#8221;? In effetti, la discriminazione c&#8217;è, ma all&#8217; incontrario. Tant&#8217;è che voi femministi non avete vergogna di definirle &#8220;<strong>discriminazioni positive</strong>&#8220;[sic!!]. Quindi, la discriminazione va condannata solo quando ad esserne colpita è una categoria gradita(in questo caso, le donne), ma la si approva tranquillamente quando a finire nella sua morsa, vi sono categorie sgradite o di cui nessuno si cura(gli uomini eterosessuali non femministi, i rom, i palestinesi, i detenuti per violenza sessuale, ecc).</p>
<p>Oramai  si è perso il conto di tutte le agevolazioni e privilegi di cui godono le donne(2) in tutti gli ambiti della società: dal campo pensionistico, assicurativo(assicurazioni agevolate per le donne) a quello lavorativo(&#8221;quote rose&#8221; e privilegi femminili nei concorsi, alla stregua di come si fa con gli invalidi), da quello imprenditoriale(agevolazioni varie per le imprenditrici),  a quello scolastico e universitario(borse di studio femminili, corsi solo femminili, agevolazioni nelle tasse in alcuni casi, corpo docente quasi esclusivamente femminile), da quello familiare(figli e casa, in caso di divorzio, assegnati sempre alla moglie, moglie considerata sempre come parte &#8220;debole&#8221; a prescindere) a quello giudiziario(anche se per ora non è previsto dalla legge, a parità di reato gli uomini vengono condannati a pene superiori rispetto alle donne),da quello mediatico(la figura femminile deve essere salvaguardata per legge, quella maschile no) fino a quello delle fruizioni di beni e servizi(accessi gratuiti o scontati per donne negli spettacoli e manifestazini sportive e culturali e altro) e precedenze nelle convenzioni sociali(in caso di emergenze, le donne hanno la precedenza sugli uomini). In Spagna, si è andati ancora oltre: Zapatero ha diversificato le leggi nell&#8217;ambito penale e altrove, in base al sesso. Tali leggi disciminatorie a favore delle donne, le definite &#8220;vittoria della civilità&#8221;, mentre se applicate alle razze ed etnie, invece, le condannate come &#8220;razziste&#8221;. Facciamo un &#8220;esperimento&#8221;: togliete dai destinatari di tali leggi e provvedimenti i termini &#8220;donne&#8221; e &#8220;uomini&#8221; e sostituitele rispettivamente con &#8220;bianchi ariani&#8221; e &#8220;esseri inferiori&#8221;. Cosa vi viene in mente? <em>A me vengono in mente le leggi di Norimberga del 1935 e il Sud Africa dell&#8217; Apartheid.</em> Il razzismo che è così tanto e giustamente vituperato quando è applicato in termini di razze(di alcune razze), lo si invoca e approva tranquillamente per i generi sessuali. E così, mentre voi non esitereste a condannare(giustamente) il libro &#8220;Il mito del ventesimo secolo&#8221; del gerarca nazista Alfred Rosenberg in cui si teorizzava la superità della razza nordica, pubblicate orgogliosamente sul vostro giornale le farneticazioni di un eminente oncologo(Umberto Veronesi) attestanti la &#8220;<em><strong>superiorità biologica della donna nei confronti dell&#8217; uomo</strong></em>&#8221; . Ma,signori di &#8220;Repubblica&#8221;, siete provvisti del senso della vergogna e del pudore?</p>
<p>Tornando alla questione degli insulti alla Bindy,si dice che Berlusconi giudica le donne solo in base all&#8217;aspetto esteriore. Il fatto è che ciò non riguarda solo Berlusconi.Quello di valutare una persona in base e soltanto al suo aspetto fisico(i cui falsi canoni sono dettati dai Media) è purtroppo un connotato di questa società consumistica occidentale. E ciò non riguarda solo gli uomini, ma anche le donne. Anche le donne,infatti, valutano, giudicano, idolatrano o scherniscono uomini in base al loro aspetto esteriore.  E infatti, anche politici di sesso maschile vengono insultati e denigrati per loro presunti inestetismi. Emblematico fu l&#8217;episodio in cui la Guzzanti apostrofò ripetutamente con il termine &#8220;<em>ciccione</em>&#8221; un suo avversario politico ,Giuliano Ferrara(personaggio, per altro, verso cui provo la più netta e totale avversione politica). Anche altri politici di sesso maschile, vengono continuamente oltraggiati per il loro aspetto fisico: Fassino viene ridicolizzato come &#8220;scheletro&#8221;(anche da avversari politici donne)alludendo ad una sua presunta eccessiva magrezza; il ministro Brunetta viene continuamente schernito per la sua bassa statura, e lo stesso Berlusconi viene apostrofato con il termine &#8220;nanetto&#8221;. E si può continuare con questi esempi. In tutti questi casi, però a nessuno viene in mente di condannare questi insulti e nè tantomeno di mettere in mezzo una dignità maschile. Ma, invece, si ride. Quando capitano alle donne, invece, si piange e si urla. Questo perchè le donne appartengono alla categoria Alpha, mentre gli uomini a quella Beta.<br />
Sempre in merito all&#8217;aspetto esteriore e la dignità femminile e maschile, vi ripropongo un vostro articolo(del 27 giugno 2009), spacciato come &#8220;scientifico&#8221;, redatto da una vostra giornalista(donna), Laura Gusatto, intitolato &#8220;I maschi migliori? sono cattivi papà&#8221;. Così esordiva la vostra redattrice:</p>
<p><span style="font-style: italic;">&#8220;Alto, biondo, occhi azzurri, fisico prestante e in salute. Sicuramente un uomo con un corredo genetico di alto livello, che qualsiasi donna vorrebbe trasmettere ai propri figli.&#8221;</span></p>
<p>Quindi per la vostra giornalista, le qualità genetiche di un vero uomo che &#8220;<em>ogni donna vorrebbe&#8221;</em> vanno identificate necessariamente con il suo aspetto fisico e a particolari connotati somatici(&#8221;biondo, occhi azzurri&#8221;).Mi sembra di leggere i manuali nazisti degli anni trenta, nei quali veniva descritto e raffigurato il prototipo di &#8220;uomo ariano&#8221; ideale del Terzo Reich.Ci mancava solo che l&#8217;articolo della signorina terminasse con un &#8220;Heil Hitler&#8221;. Se non altro, però, ora sappiamo cosa ne pensano &#8220;Repubblica&#8221; e le femministe sulla dignità maschile.</p>
<p>Parlate delle veline e dell&#8217; uso che ne fa il premier Berlusconi, farneticando su un presunto &#8220;maschilismo&#8221;, ma omettete di dire che quello di diventare veline è il sogno di una sempre più vasta fascia della popolazione femminile. La velina è una donna che ha realizzato questo sogno, frutto della sua autonoma volontà.Lo dimostrano le lunghissime e sterminate file di ragazze sorridenti, prive di scrupoli, narcisiste ed esibizioniste che partecipano ai concorsi e ai provini per diventare veline.Soprattutto dimostrano il vestire sempre più esibizionista e succinto di una parte sempre più consistente di donne. Perchè, quindi, affermate che le veline esistono per colpa del maschilismo? Prima dite che le donne sono superiori e più intelligenti degli uomini, e poi fate capire implicitamente che le donne non sono capaci di intendere e di volere(dal momento che affermate che le donne diventano veline non per colpa loro ma dei &#8220;maschilisti&#8221;). Se tante, tantissime donne vogliono diventare veline, è solo e soltanto perchè esse vogliono così. Il &#8220;maschilismo&#8221; non c&#8217;entra un tubo, nessun &#8220;maschilista&#8221; o &#8220;padre-padrone&#8221; vorrebbe mai vedere una propria figlia ad andare a smutandarsi pubblicamente. Lo vuole,invece, la cultura femminista, in nome della &#8220;<em>libertà sessuale&#8221;</em> della donna.Il &#8220;velinismo&#8221;, quindi, è il chiaro ed evidente prodotto della cultura femminista. Difatti, il Femminismo, da sempre, ha criminalizzato la sobrietà sessuale del corpo femminile in nome di una presunta &#8220;libertà sessuale&#8221; femminile. Ogni richiamo o tentativo ad un un briciolo di maggiore contenimento nei costumi è stato sempre bollato come tentativo &#8220;maschilista&#8221; di limitare la &#8220;l<em>ibertà della donna di esprimere la propria vita sessuale</em>&#8220;. Topless, perizomi, e altri abbigliamenti succinti sono stati sempre rivendicati e difesi con le unghie e con i denti dalle femministe come espressione di &#8220;libertà&#8221;, facendo ribaltare nella tomba chi, in passato, ha versato il sangue per donarci la Libertà. Lo sanno bene quei tanti direttori scolastici e insegnanti che sono stati insultati e linciati solo perchè hanno &#8220;osato&#8221; richiamare le loro studentesse, affinchè capissero che perizomi e pantaloni a vita abbassata, pance scoperte, non sono portamenti adeguati alla vita scolastica e nè tantomeno alla dignità del corpo femminile. Siamo all&#8217;assurdità logica:se si incoraggia le donne ad esibire il corpo si viene bollati come &#8220;maschilisti&#8221; perchè si promuoverebbe l&#8217;immagine della &#8220;<em>donna-oggetto</em>&#8220;, se al contrario, invece, ci si oppone, ugualmente si viene tacciati come &#8220;maschilisti&#8221; in quanto si &#8220;<em>limiterebbe alla libertà delle donne</em>&#8220;. Ma, insomma, quando è che abbiamo a che fare con il maschilismo? Mettetevi d&#8217;accordo con il vostro cervello, per piacere!Il fatto è che le femministe hanno dovuto per forza difendere l&#8217;esibizionismo del corpo femminile, perchè attraverso di esso si possono ottenere vantaggi e precedenze nel campo lavorativo, sociale, politico, ecc, attraverso l&#8217;arma della seduzione e del ricatto sessuale(3).Quando poi esse stesse si rendono di come, in questo modo, si avvilisce la figura e la dignità femminili, ripiegano dando la colpa al genere maschile e ad un inesistente &#8220;maschilismo&#8221;. Dire tutto e il contrario di tutto pur di far valere i propri sporchi interessi è tipico dei sostenitori di ogni istanza arrogante, iniqua e criminale(4).</p>
<p>Inoltre, parlate a vanvera di presunte ingiustizie che subirebbe il genere femminile in Occidente, senza dimostrarle, ma facendo credere che siano vere inondando le menti impaurite e stolte del popolobue con i soliti piagnistei e vittimismi femministi. E queste bugie a furia di essere ripetute, finiscono per essere credute e assunte come verità rivelate, e riguardate, quindi, come dogmi ai quali nessuno può permettersi di obiettare, pena la scomunica e il rogo sociale come &#8220;maschilista&#8221;.<br />
Vediamo solo alcune di queste imposture femministe, propagandate anche dal vostro quotidiano.</p>
<p>&#8220;<span style="font-weight: bold;">Le donne guadagnano di meno rispetto agli uomini</span>&#8220;. Quasta litania risuona ossessiva sui mezzi di informazione. Suona molto bene, ma è falsa. A parità di lavoro, uomini e donne guadagnano allo stesso modo.Nessuna legge permetterebbe un simile abominio sessista. E ciò non avviene solo sulla carta ma anche a livello pratico, infatti nessun ente, statale o privato, si azzarderebbe mai a correre il rischio di pagare di meno una donna rispetto ad un uomo, perchè verrebbe scoperto subito e gravemente sanzionato.Ammettiamo, per assurdo, che avviene ciò che dite voi; in un simile scenario la disoccupazione femminile cesserebbe completamente a discapito di un accrescimento a dismisura della disoccupazione maschile, in quanto nessun ente troverebbe conveniente dal punto di vista economico, assumere un uomo dal momento che gli costerebbe di più rispetto ad una donna.<br />
Allora da dove nasce questa leggenda perversa e menzognevole? Nasce dal fatto che effettivamente, gli uomini, <em>globalmente</em>, guadagnano di più rispetto alle donne, e ciò perchè i mestieri più rischiosi, o professionalizanti e tecnici,e quindi maggiormente retribuiti, sono scelti dagli uomini e mentre lavori non tecnici oppure sottopagati, come i &#8220;call center&#8221; sono, invece, scelti dalle donne. Ma, a parità di lavoro, come detto prima, uomini e donne guadgnano allo stesso modo.Nè è vero che la disoccupazione colpisce più le donne che gli uomini, in quanto i lavori più richiesti sono quelli che richiedono più impegno tecnico oppure i più rischiosi ed usuranti; e come abbiamo visto prima, questi ultimi li scelgono solo gli uomini; e inoltre le facolta scientifiche, le quali danno sbocchi lavorativi maggiori, le scelgono in maggioranza gli studenti maschi.<br />
&#8220;<span style="font-weight: bold;">Le donne sono più intelligenti degli uomin</span><strong>i</strong>&#8220;. Strano, eppure le scoperte e i contributi nell&#8217;ambito scientifico, tecnico e culturale, sia nel passato che nel presente sono state fatte da uomini! Oggi che c&#8217;è la Parità, con il corpo docente a maggioranza femminile e quindi con i voti femminili più alti di quelli maschili, tali contributi avvengono ugualmente ad opera di uomini. Evidentemente,quando si tratta di cervello e di farlo ingranare, non c&#8217;è sesso o color della pelle che tenga, cari signori di &#8220;Repubblica&#8221;. Con questo non voglio assolutamente dire che gli uomini siano più intelligenti delle donne; noi antifemministi e antisessisti, non valutiamo una persona in base al sesso o alla razza, ma solo e soltanto in base a ciò che fa. Se però a voi piace la guerra tra i sessi e vi date tanto da fare per sminuire i meriti maschili, allora avete pane per i vostri denti e per voi si mettono davvero male le cose. La stessa cosa vale per quello slogan carico di invidia e di complessi di inferiorità -&#8221;d<em>ietro un grande uomo vi è una grande donna</em>&#8220;- per adacquare e sminuire i meriti maschili del passato e del presente. Non funziona.<br />
&#8220;<span style="font-weight: bold;">Le donne nello sport sono più brave degli uomini</span>&#8221; perchè le donne italiane hanno vinto più medaglie rispetto agli uomini nelle ultime Olimpiadi. Cari signori di &#8220;Repubblica&#8221;,negli sport ,sia di squadra che individualistici, le competizioni sono suddivise per sessi,per ovvi motivi di disparità di prestanza fisica tra maschi e femmine a parità di competizione. <em>Quindi, le donne vincono a discapito di altre donne e, viceversa perdono a vantaggio di altre donne. Ugualmente, gli uomini vincono a discapito di altri uomini e perdono a vantaggio di altre uomini</em>.Quindi, il confronto non si può fare. E&#8217; banale questo ragionamento, signori di &#8220;Repubblica&#8221;, afferrabile anche da un neonato, ma non da voi.<br />
&#8220;<span style="font-weight: bold;">Le donne sopportano meglio il dolore</span>&#8220;. Questa leggenda deriva dal fatto che il dolore innescato dal parto neonatale viene considerato il dolore più intenso riscontrabile in natura. A parte il fatto che non è detto che ciò sia vero, vi chiedo, signori di &#8220;Repubblica&#8221;: <em>quanti sono gli uomini che partoriscono? Non credo che ve ne siano molti</em>. Quindi, come prima a riguardo dello sport, state confrontando cose inconfrontabili. Facciamo prima partorire anche gli uomini, confrontiamo la loro reazione a tale dolore con quella femminile, e poi ne tiriamo le somme. Ma fino a quel momento, è bene che stiate zitti, se non altro per evitare di incorrere nel ridicolo, come del resto siete soliti incorrere.<br />
&#8220;<span style="font-weight: bold;">La prima causa di morte delle donne italiane è la violenza maschile</span>&#8220;. Una affermazione così banale nella sua mendacia e stupidità che dovrebbe far ridere anche le mosche, ma che invece,in questo sistema basato sulla Menzogna scientificamente organizzata, viene assunta come incontestabilie verità. La verità, però, è ben altra.Ogni anno, in Italia, muoniono circa 280mila donne, e di queste, in media, circa 150 per mano di uomini(dati Istat). Prendete la calcolatrice(ammesso che nella vostra vita l&#8217;abbiate mai utilizzata) e vedete quanto 150 sia più piccolo di 280mila, cioè fate una divisione(150/280000), poi moltiplicate il risultato per 100 e vedrete che vi viene 0,06. Cioè la violenza maschile rappresenta solamente lo 0,06% delle morti femminili.Altro che &#8220;prima causa di morte delle donne italiane&#8221;!Ma come diceva Goebbels: &#8220;<strong><em>p</em></strong><em><strong>rendete una bugia, ripetetela centinaia di volte, ed essa verrà creduta dalla gente</strong></em>&#8220;.<br />
La verità è che la violenza domestica non è qualcosa di esclusivamente maschile, ma coinvolge equamente entrambi i sessi. Risponderete voi: &#8220;<em>Ma come è possibile? gli uomini, fisicamente, sono più grossi delle donne</em>&#8220;. La conosco troppo bene questa tiritera che da sempre è servita alle femministe e ai loro maschi zerbini come alibi per sollevare le donne da ogni responsabilità e colpa(tranne, poi, dimenticarsene, quando si tratta di farle entrare nelle forze armate&#8230;però nei posti di comando, mica al fronte in prima linea! s&#8217; intende!). Sì, è vero, in media l&#8217;uomo è fisicamente e più prestante e grosso della donna. Ma ciò non significa che la donna sia meno violenta dell&#8217; uomo. Del resto, la violenza spesso non viene esercitata a &#8220;mani nude&#8221;, ma attraverso l&#8217;uso di armi o di oggetti(ad es. posate, stoviglie, ferri da stiro, ecc, nel caso delle violenze domestiche), e in quel caso non c&#8217;è prestanza fisica che tenga. Ogni studio e ricerca, condotto nei vari paesi occidentali,ad opera di associazioni e gruppi di ricerca laici e indipendenti(5),ha sempre evidenziato risultati ben diversi da quelli mostrati dalla propaganda femminista: la violenza domestica è compiuta equamente dai due sessi, e con una netta prevalenza femminile per quanto concerne la violenza sui figli.Del resto, è ben risaputo-e ogni addetto ai lavori lo sa-che mentre gli uomini tendono ad esercitare i crimini al di fuori delle mura di casa, le donne, invece tendono ad esercitarli in ambiente domestico. Purtroppo in Italia le uniche &#8220;ricerche&#8221; in merito alla violenza domestica sono state condotte da organi dichiaratamente femministi(Telefoni rosa, ministero della &#8220;pari opportunità) della cui validità scientifica e garanzia di imparzialità, quindi, non solo è lecito, ma anche obbligatorio, dubitare. Ma ultimamente le associazioni dei genitori separati nel nostro paese hanno condotto ricerche indipendenti su questo fenomeno e sono giunte agli stessi risultati degli studi condotti negli altri paesi occidentali.<br />
Fare affermazioni, tipo &#8220;<em>la violenza maschile  è la prima causa di morte delle donne italiane</em>&#8220;, non significa solamente criminalizzare il genere maschile(infatti se la violenza maschile è la prima causa di morte, significa che la maggior parte degli uomini sono violenti, la matematica non è un&#8217; opinione), ma anche il rischio di indurre molte donne ad assumere un atteggiamento di odio, diffidenza e paura nei confronti dell&#8217; altro sesso e della società in generale, e quindi, di non farle rendere come potrebbero. Ne va dimenticato che la violenza non è solo quella fisica, visibile e quindi penalmente perseguibile. Vi è anche una forma di violenza non fisica, invisibile, e quindi più devastante perchè lascia segni permanenti: la violenza psicologica e morale. E di questa ne sono colpiti maggiormente gli uomini. Ogni anno milioni di uomini vengono lasciati dalle loro mogli(le unioni di coppia sono sfaldate quasio sempre per volontà della donna) e privati dei loro già magri stipendi, dei loro figli, e della loro casa, e costretti a vivere nei dormitori pubblici oppure nella propria automobile. Depressioni, alcol, e suicidi, sono la successiva tragica conseguenza di questa violenza psicologica femminile. E&#8217; interessante, poi, considerare anche il tragico fenomeno dei  padri di figli illegittimi; cioè milioni di uomini credono di essere padri a persone che in realtà non sono figli a loro. Oggi, in Italia, circa il 15-20% dei bambini e ragazzi sono figli illegittimi, perchè le loro crudeli adultere madri hanno truffaldinamente nascosto ai loro mariti il concepimento adulterino. Abbracciare e amare una persona credendo di esserne padre quando invece non lo si è, rappresenta la massima umiliazione e mortificazione cui può andare incontro un essere umano! Signori di &#8220;Repubblica&#8221;, questa non è violenza? Ce ne siamo dimenticati della dignità maschile? esiste solo quella femminile?<br />
&#8220;<span style="font-weight: bold;">Le donne sono discriminate in politica</span>&#8220;.Altra oltraggiosa falsità. La presenza di donne nel Parlamento è nettamente minore rispetto a quello degli uomini, perchè l&#8217;attivismo politico delle donne è nettamente minore rispetto a quello degli uomini. Basta dare un&#8217; occhiata al percentuali di iscritti, di maschi e femmine, nei vari partiti politici e si nota subito come la percentuale di iscritti di militanti donne è molto più bassa di quella dei militanti maschili e inoltre date un&#8217; occhiata a qualunque circolo di partito per notare subito come la partecipazione femminile è nettamente inferiore a quella maschile. In poche parole, le donne si interessano poco di politica. E ciò si traduce in una loro minore rappresentanza, rispetto agli uomini, in Parlamento. Questo è il principio naturale Causa/Effetto&#8221; che voi volete sovvertire, presentando solo l&#8217;Effetto, nascondendone la Causa, allo scopo di accreditare una tesi menzognevole e precostituita. Nasce così la frode delle &#8220;Quote Rosa&#8221;, cioè pari diritti a disparità di doveri. Una notizia positiva, però, è che sempre più donne stanno hanno smascherato tale frode e si oppongono tenacemente ad essa perchè preferiscono agire nella società, nel mondo del lavoro e della società, con i propri sforzi, nel rispetto degli altri e senza richiedere assurdi favoritismi di genere.<br />
&#8220;<span style="font-weight: bold;">Le donne lavorano più degli uomini</span>&#8220;. Si veda il commento il mio commento al vostro articolo &#8220;La fatica è donna&#8221;.</p>
<p>Queste frottole, prima enumerate, rappresentano solo una piccolissima parte di tutte le menzogne che ci vengono proposte tutti giorni e assunte dal popolobue come verità incontestabili. Del resto, ogni ideologia totalitaria e criminale basa sulla menzogna vittimistica la costruzione del proprio potere: se si vogliono privilegi e giustificare malefatte commesse, è necessario spacciarsi come vittime per potersi accreditare come legittimi destinatari di precedenze e privilegi , e più si ottengono tali favori e privilegi, tanto più è necessario fare la parte delle vittime per giustificare tale stato di cose.L&#8217; importante è far credere agli altri l&#8217;impostura che si vuol diffondere, la quale si rende più o meno credibile, non tanto in base alla sua consistenza e logicità quanto invece al numero di volte che essa viene gridata al popolobue isterico, impaurito, stolto e ignorante. Goebbels docet.<br />
La falsa &#8220;emancipazione&#8221; femminista consiste nell&#8217;aver abbattuto ogni regola, vincolo e senso della misura in campo familiare, sessuale e sociale. La famiglia su cui era imperniata la società, è stata distrutta perchè da sempre considerata dal femminismo come una forma &#8220;<em>di schiavitù patriarcale nei confronti della donna</em>&#8220;, con la figura del marito-padre giudicata come massimo strumento dell&#8217; oppressione maschile, cui la donna è chiamata a liberarsi. Ovviamente tranne del suo portafoglio e conto in banco. Nasce così &#8220;l&#8217;uomo-Bancomat&#8221;, tradito e lasciato dalla sua moglie, ma obbligato a versare a quest&#8217; ultima(che intanto vive nella casa dell&#8217; ex marito cacciato con il suo amante) quasi tutti i suoi soldi e a vedersi sottratti i figli con la prospettiva, quindi, di finire a dormire sotto i ponti e mangiare alla mesa dei poveri. Il 70% dei barboni sono padri separati.Il tutto sotto la minaccia costante delle leggi femministe sullo Stalking, Molestie e Decreti Anti Stupri che hanno distrutto ogni principio giuridico basato sulla presunzione di innocenza e che servono, prima di tutto, come strumento terroristico di ricatto per potersi liberare senza troppe noie dell&#8217; ex marito distrutto e tradito che chiede alla ex moglie di ristabilire la relazione, e che rivendica il suo sacrosanto di diritto di ripoter vedere i suoi figli sottratti dai giudici e da quegli squali chiamati &#8220;assistenti sociali&#8221;. Prima che inesorabilmente giunga il baratro della depressione, dell&#8217;alcolismo e purtroppo anche del suicidio. Quella dei padri separati è un&#8217; autentitica tragedia umana collettiva che avviene con la compiacenza e indifferenza di questa società.E questa sarebbe la società &#8220;maschilista&#8221; di cui voi cianciate? Ma dove lo vedete questo &#8220;maschilismo&#8221;? Noi viviamo, invece, in una perfetta dittatura Femminista e Ginocratica, dove ogni ogni azione viene valutata in base al paragdigma femminista e sessista &#8220;d<em>onna sempre buona e onesta</em>&#8221; prevaricata e oppressa da &#8220;<em>maschio sempre cattivo</em>&#8220;.</p>
<p>Concludo, facendovi presente che il massimo sonno della ragione lo si raggiunge quando si giudicano e valutano i comportamenti umani in base alla biologia(razza, sesso, ecc), e non, invece, come si dovrebbe, in base alle azioni commesse dai singoli individui. Quando voi di &#8220;Repubblica&#8221; , e sessuorazzisti femministi  e femministe  di ogni ordine e grado, lo capirete, ammesso che lo capirete,l&#8217; Umanità ne trarrà vantaggio. Ma ciò non avverrà. Ovvio.</p>
<p>Cordialmente(ma senza stima)</p>
<p><span style="color: red;">Note</span><br />
<span style="color: red;">1) visitate il sito antisessista: <a href="http://www.blogger.com/htpp//:antifeminist.altervista.org">www.antifeminist.altervista.org,</a> in cui sono evidenziati episodi di pestaggio antimaschile(Male-Bashing) nella televisione italiana.</span><br />
<span style="color: red;">2) Su questo sito(<a href="htpp://www.landriscina.it/wiki/doku.php?id=qm:sopraffazioni_delle_donne">www.landriscina.it/wiki/doku.php?id=qm:sopraffazioni_delle_donne </a>) sono illustrate alcune delle più importanti disparità di trattamento legislativo, economico e sociale, tra uomini e donne.</span><br />
<span style="color: red;">3) L&#8217;immagine in primo piano di quel sedere di quella donna &#8220;indipendente, impegnata,coraggiosa,sorprendente,rivoluzionaria, intelligente, generosa,essenziale e indomabile&#8221; che compare in primo piano sul quotidiano femminista dell Unità, quale immagine alternativa dà ripsetto a quella del sedere di una qualunque velina? </span><br />
<span style="color: red;">4) Si veda anche questo mio altro<a href="http://ilvolodidedalo.blogspot.com/2009/06/velina-ergo-femminista.html"> articolo.</a><br />
</span><br />
<span style="color: red;">5) Sono moltissimi questi studi. Ad esempio, quello condotto negli USA dal &#8220;Journal of Public Health&#8221; e altre ancora. Per quelle in Italia, si visiti il sito dei <a href="htpp://www.gesef.org">Genitori Separati(Gesef)</a><a href="http://htpp.//%20www.gesef.org/"><br />
</a></span><br />
<span style="color: red;">Per quanto concerne la causa di morte delle donne nel mondo e non solo in Italia, si legga questo interessante articolo al seguente link: </span><br />
<a href="http://tito.brasolin.free.fr/index.php?/archives/134-La-prima-causa-di-morte.html">http://tito.brasolin.free.fr/index.php?/archives/134-La-prima-causa-di-morte.html</a></p>
<p>di <a href="http://ilvolodidedalo.blogspot.com/"><strong>Icarus.10</strong></a>, 26.11.2008<br />
[Autore di <a href="http://ilvolodidedalo.blogspot.com/">Blog di Icarus.10</a>]</p>
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		<title>Donne inchiodate al muro della pavidità</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Aug 2009 10:06:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[[Nota della radazione: non tutto il contenuto dell'articolo di Barnard è condiviso da AntiFeminist, nonostante ciò viene qui pubblicato perchè Barnard è un bravo e coraggioso giornalista, forse l'unico che in tempi recenti abbia avuto il coraggio di esprimere in modo così netto e chiaro le cose che ha detto in questo articolo]
di Paolo Barnard [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal"><a href="http://fematrix.altervista.org/wp-content/uploads/2009/08/barnard.jpg" rel="lightbox[202]"><img class="alignright size-full wp-image-203" style="border: 1px solid black;" title="barnard" src="http://fematrix.altervista.org/wp-content/uploads/2009/08/barnard.jpg" alt="" width="280" height="280" /></a>[<em><strong>Nota della radazione:</strong> non tutto il contenuto dell'articolo di Barnard è condiviso da AntiFeminist, </em><em>nonostante ciò viene qui pubblicato perchè Barnard è un bravo e coraggioso giornalista, forse l'unico che in tempi recenti abbia avuto il coraggio di esprimere in modo così netto e chiaro le cose che ha detto in questo articolo</em>]</p>
<p class="MsoNormal">di <strong>Paolo Barnard</strong> - Non potevate reagire peggio. Il mio articolo ‘Sono andato <span class="GramE">a</span> puttane’ ha scatenato un putiferio. Doveva suscitare un dialogo, non la guerra, ma almeno ora lo sappiamo: siamo in guerra care donne, e come ha mirabilmente notato un lettore “<span style="font-style: italic;">lo siamo </span><span class="GramE" style="font-style: italic;">da</span><span style="font-style: italic;"> decenni, e lei Barnard ha calato un microfono in trincea</span>”. Che miserevole risultato.<span id="more-202"></span></p>
<p class="MsoNormal">Eppure nelle mie righe c’era tutto ciò che qualsiasi anima incolpevole avrebbe chiamato <span class="GramE">‘</span>una mano tesa’ per voi. Esordivo esponendomi in prima persona a una rischiosissima gogna (sono un professionista impegnato), affidandovi una fetta del mio intimo sessuale, e l’avevo fatto <span class="GramE">appositamente</span> per scendere subito sul piano dolente di noi maschi puttanieri e <span class="SpellE">pornomani</span>, cioè ammalati di una pratica deviata. Era una mossa all’opposto esatto di chi parte sulla difensiva. Eppure, <span class="GramE">su</span> molte centinaia di commenti e un fiume di mail ricevute, solo una donna, una sola, ha apprezzato quel mio calarmi nell’arena coi panni sudici in bella vista. Non vi dico quante di voi hanno commentato <span class="GramE">da</span> bassa caserma, cose come “<span style="font-style: italic;">fatti delle seghe Barnard</span>”, “<span style="font-style: italic;">se non trovi da scopare te lo meriti</span>” ecc. Bell’esordio.</p>
<p class="MsoNormal">Il significato del Sesso Ludico non richiedeva il Q.I. di Newton per essere compreso. L’avete mischiato <span class="GramE">in</span> cento salse con tutti gli altri tipi di sensualità e corteggiamenti, che col Sesso Ludico non c&#8217;entrano alcunché, mancando del tutto il target. Non ne avete compreso il potenziale dirompente <span class="GramE">di</span> liberazione che vi offre, quello di spiazzare gli uomini, di ficcargli in testa che il potere erotico si gioca alla pari. Il potere per esempio di stoppargli l’uccello mentre vi sbattono <span class="GramE">da</span> onanisti ignoranti e di dirgli “<span style="font-style: italic;">così non sento niente, possiamo fare un gioco diverso? </span><span class="GramE"><span style="font-style: italic;">Te lo insegno</span>”</span>. Queste parole educative sono solo possibili <span class="GramE">nel contesto di</span> un Sesso Ludico, e assai più difficili o impossibili da pronunciare col fidanzato o con lo sperato tale, per ovvi motivi. E c’è dunque questo intelligente potere che <span class="GramE">l’<span class="SpellE">aumentatissimo</span> numero di contatti sessuali</span> del Sesso Ludico vi offrirebbe, con cui educarci a farvi godere, o anche solo a darvi piacere come vorreste voi, finalmente! <span class="GramE">Ma</span> voi niente, manco vicine ci siete arrivate. Dovevate capire al volo, donne, che <span class="GramE">a fronte di un esercito di femmine capaci</span> di prendersi il sesso come un aperitivo, con leggerezza e benevolenza, finirebbe per crollare qualsiasi becero retaggio maschile, perché la Storia insegna che il progresso non è resistibile - maschi, maschilisti, sciovinisti e teste di cazzo nonostante. Il Sesso Ludico è <span class="GramE">una mina nel cuore</span> di tutti gli alibi dell’uomo per ancora contenere la vostra avanzata, ma voi addio che lo capite. E sapete perché? Perché comporterebbe per voi <span class="GramE">la fatica del coraggio</span>, che qui non avete, e non lo volete esercitare. Lamentarsi <span class="GramE">per</span> generazioni è più comodo.</p>
<p class="MsoNormal">E rimanendo nei paraggi, avete dimostrato una callosa indifferenza di fronte all’appello che ho riportato nell’articolo <span class="GramE">a</span> nome di tantissimi uomini. Trattava dell’estenuante fatica e del dolore intenso che soffriamo lungo un’intera vita di abbordi, corteggiamenti, contatti, dove l’implacabilità<span class="GramE"><span> </span></span>statistica delle vostre reazioni a “<span style="font-style: italic;">occhi scocciati, o girate di spalle, i ‘non mi stressare’, ‘non è il caso’, la rigidità, la freddezza o addirittura il disprezzo</span>” è ingiustificabile qui, oggi, in Italia. Quella vostra indifferenza, dicevo, è un faro puntato sulla vostra perfidia, care belle e avanzatissime donne (ne riparlo più sotto). <span class="GramE">Perché non ci vorrebbe tanto a calarsi per un minuto nei panni dell’altro e arrivare alla conclusione cui arrivò una meravigliosa e bellissima donna ‘marziana’, che una volta mi disse: “<span style="font-style: italic;">Se io dovessi fare lo sforzo emotivo che fate voi tutte le volte che ci abbordate, sarei paralizzata dal terrore</span></span><span style="font-style: italic;">. E se a ‘cacciare’ </span><span class="GramE" style="font-style: italic;">in</span><span style="font-style: italic;"> questa cultura dovessero essere le femmine invece degli uomini, credo che sarei stata sola tutta la vita</span>”.</p>
<p class="MsoNormal">All’angolo come siete di fronte alla prospettiva del dover esplorare il nuovo, avete tentato la ritrita arma della persecuzione storica di cui siete state vittime e che peraltro nessuno nega. Ma da <span class="GramE">50</span> anni è l’uomo che è cambiato verso di voi. Chi ha la mia età (51) ricorda benissimo il passaggio dal maschio italico ‘scopatore grugnente’ a quello in punta di piedi <span class="GramE">nel negozio di porcellane</span>, dove nel letto con lei anche la minima tensione erotica alla vecchia maniera che gli fosse sfuggita era ‘fascista’! <span class="GramE">e</span> oddio! <span class="GramE">che</span> vergogna per noi. Intere generazioni <span class="GramE">di</span> maschi sono passate da lì, e poi a lavar piatti, spingere carrozzine, cambiare pannolini, ecc., una mutazione giusta, non discuto, ma è successo. E’ l’uomo che, <span class="GramE">da</span> padrone del salotto dove le donne erano viste ma non udite, ha accettato cambiamenti epocali, certamente perfettibili, ma i salti mortali li abbiamo fatti, se si pensa da dove siamo partiti solo ieri. Oggi voi che cambiamento avete fatto? Ne <span class="GramE">avete</span> fatto uno di pari valore verso di noi? Ma figurati, e guai a chi osa proporvene uno, come avete dimostrato <span class="GramE">in</span> questa occasione.</p>
<p class="MsoNormal">La perfidia. Avevo inzuppato <span class="GramE">l’articolo di critiche urticanti</span> alla beceraggine maschile, fra l’altro implicita anche nella mia descrizione del sesso <span class="SpellE">commercial-mediatico</span>, risparmiandovi una disamina della vostra. Il libro nero degli errori/orrori del mondo maschio è stato scritto, pubblicato, letto e discusso più della Bibbia. Quegli errori/orrori permangono <span class="GramE">in</span> molte sfere della vita, contro le donne senza dubbio, ma anche questo è <span class="SpellE">arci</span> noto. Manca all’appello dell’obiettività dialettica <span class="GramE">fra</span> sessi il libro nero dei vostri errori/orrori. Donne, siete zeppe <span class="GramE">di</span> vergogne, che al contrario di noi celate dietro a uno degli ultimi <span class="SpellE">taboo</span> della Storia moderna. Posso tralasciare gli aneddoti storici, tramandatici tuttavia <span class="GramE">da</span> storie come quella di Hansel e Gretel, dove la ricerca d’archivio ha dimostrato che fu Gretel, pasticcera incapace, a denunciare per stregoneria la vecchia e brava pasticcera rivale (la strega della favola), gioendo della sua condanna al rogo. La storia dell’Inquisizione è fitta <span class="GramE">di</span> donne accanite delatrici di altre donne ‘streghe’, al solo scopo di vendetta o per sbarazzarsene, distillati di pura perfidia femminile esenti da alibi di qualsivoglia natura (si legga La Strega, di Jules <span class="SpellE">Michelet</span>); oppure l’evidenza che dimostra che i peggiori aguzzini inquisitori dei Khmer Rossi cambogiani furono le donne, appositamente selezionate per la loro crudeltà (si legga <span class="SpellE">Children</span> <span class="SpellE">of</span> <span class="SpellE">Cambodia’s</span> <span class="SpellE">Killing</span> <span class="SpellE">Fields</span>, di <span class="SpellE">Dith</span> <span class="SpellE">Pran</span>); o il<span> </span>fatto che nella prostituzione moderna non sono di rado le donne (nel caso della tratta delle nere lo sono sempre) le sfruttatrici che poi infliggono le punizioni sadiche. <span class="GramE">Ma</span> vengo a voi donne comuni. Quasi quarant’anni fa, la madre delle femministe inglesi, colei che per prima concepì la necessità di rifugi per le donne soggette <span class="GramE">a</span> violenza domestica, iniziò a notare che qualcosa non andava nella retorica del rapporto vittime(donne)-carnefici(maschi). <span class="SpellE">Erin</span> <span class="SpellE">Pizzey</span>, così si chiama, me lo disse durante un’intervista, <span class="GramE">con</span> queste esatte parole: “<span style="font-style: italic;">Molte donne che ci giungevano portavano chiari segni di abuso maschile sui loro corpi… Ma che cos’erano quelle impronte di tacco a spillo impresse sui corpicini o sul cranio dei loro miseri bimbi?</span>”. Già… <span class="SpellE">Pizzey</span> scrisse un libro <span class="GramE">epocale</span>, ‘Prone <span class="SpellE">to</span> <span class="SpellE">Violence</span>’ (portata per la violenza), dove passo <span class="SpellE">passo</span> svelava al mondo l’aberrante realtà del sadismo femminile sui figli e anche sugli uomini. Fu minacciata <span class="GramE">di</span> morte, la polizia arrestò all’ultimo minuto un gruppo di femministe svedesi che si erano appostate per accoltellarla. Dovette fuggire e vivere anni in incognito. Ma ogni giorno, anche qui da noi, chiunque non abbia <span class="GramE">il lardo sugli occhi</span> può testimoniare come nei nostri supermercati, campeggi, giardini pubblici o per strada così tante madri si rendano protagoniste di scene di violenza e di umiliazione sui propri piccoli da dare il voltastomaco. La letteratura clinica psicoanalitica straripa <span class="GramE">di </span>esistenza distrutte nell’emotività da madri brutali, <span class="SpellE">anaffettive</span>, da maestre o insegnanti sadiche, da donne manager perfide come nessun uomo può essere, e le donne vittime di altre donne sul lavoro non si contano più. Scendete dall’Olimpo delle vostre bugie su voi stesse. Non siete meglio di noi, solamente non avete avuto mai sufficiente potere per essere come o peggio di noi.</p>
<p class="MsoNormal">Infine nessuna ha colto, poi, l’allarme sociale del mio pezzo, non avete neppure lontanamente affrontato il punto, cioè <span class="GramE">la domanda delle domande</span>: Allora, che si fa con i 120 miliardi di dollari di catastrofe planetaria del sesso commerciale? Quali sono le vostre proposte? Nulla. Strillate ogni sorta di congettura rivendicatrice, <span class="GramE">con</span> arrampicamenti sugli specchi, disamine dal pulpito (cara Forcheri), ma anche qui, mute. Il mio scritto era gravido <span class="GramE">di</span> consapevolezza per voi, come testimonia l’elenco da me più volte fatto degli obbrobri sociali che il sesso <span class="SpellE">commercial-mediatico</span> vi infligge. Sarò stato inesatto, forse ho dettato i rimedi sbagliati, ma era un richiamo nero <span class="GramE">su</span> bianco a lottare insieme contro lo scempio del vostro corpo, e francamente avreste più voi da guadagnarci che noi. Eppure, di nuovo, non avete colto. Vi manca il coraggio, ecco cosa manca, e vi manca un coraggio neppure tanto nobile. E’<span class="GramE"><span> </span></span>il coraggio di chi, consapevole della soffocante urgenza di un cambiamento, ha la forza di tentare una strada nuova che nel mondo civile moderno è del tutto fattibile. E&#8217; il coraggio di sgonfiare il mostruoso edema sessuale rilanciandosi come protagoniste di un’altra, dirompente interpretazione del sesso, col vantaggio aggiunto<span class="GramE"> ,</span> come dicevo <span class="SpellE">poc</span>’anzi, di avere fra le mani anche uno strumento educativo tutto a vostro vantaggio. <span class="GramE">Insomma, &#8220;<span style="font-style: italic;">FARLE quelle avances</span></span>&#8220;. <span class="GramE">Ma</span> figuriamoci, voi no, tutto ma non avere quel coraggio. Buone a strillare e a giudicare, ad auto-eleggervi nell’<span class="SpellE">imperfettibile</span> mondo del<span class="GramE"> ‘</span>Noi Donne’, dove vi rassicurate a vicenda. E allora <span class="GramE">rimanete</span> sepolte da culi, <span class="SpellE">gnocche</span>, tette, porno, puttane, <span class="SpellE">troiaggine</span> in ogni anfratto del vivere, carne da schizzare, sesso miserabile, uomini grezzi, volgarità come liquame per le strade di un moderno diluvio universale. L’Eros impazzito non guarisce gridandogli addosso, donne, ma facendo la fatica di guarirlo, assieme a noi. Donne incapaci quando c’è da fare <span class="GramE">la fatica del nuovo</span>. Donne inchiodate con le spalle al muro della pavidità, <span class="GramE">nel risibile mondo della vostra superiorità morale</span>.</p>
<p>di <strong>Paolo Barnard</strong>, 28.8.2009<br />
[Autore di <a href="http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=130" target="_blank">Paolo Barnard</a>]</p>
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		<title>Sulla guerra psicologica di massa</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Jul 2009 12:26:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[propaganda]]></category>

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		<description><![CDATA[Quelli presentati oggi sono due articoli che definirli fondamentali sarebbe un eufemismo, e non solo per la causa anti-femminista, ma più in generale per capire come funziona il sistema di propaganda dei mass-media. Alcune delle considerazioni presentate negli articoli, in particolare quelle di Walter Lippmann sulle &#8220;immagini nella vostra testa&#8221;, sono state sfiorate in vari [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://fematrix.altervista.org/wp-content/uploads/2009/07/fematrix_tavistock.jpg" rel="lightbox[187]"><img class="alignright size-full wp-image-191" style="border: 1px solid black;" title="fematrix_tavistock" src="http://fematrix.altervista.org/wp-content/uploads/2009/07/fematrix_tavistock.jpg" alt="" width="280" height="280" /></a><span class="style1"><span class="style15">Quelli presentati oggi sono due articoli che definirli <strong>fondamentali</strong> sarebbe un eufemismo, e non solo per la causa anti-femminista, ma più in generale per capire come funziona il sistema di propaganda dei mass-media. Alcune delle considerazioni presentate negli articoli, in particolare quelle di Walter Lippmann sulle &#8220;immagini nella vostra testa&#8221;, sono state <em>sfiorate</em> in vari testi del sito (tra cui <a href="http://antifeminist.altervista.org/lettori/email/26_10_2007.htm">questo</a> e <a href="http://antifeminist.altervista.org/analisimedia/lactacyd_intimo.html">questo</a>), e <em>approfondite</em> in modo molto più esauriente nelle discussioni private via email con i vari lettori del sito.</span></span></p>
<p>Finchè non si capisce quali sono i meccanismi con cui funziona la propaganda mass-mediatica, e questi due articoli li illustrano in modo eccellente, sarà impossibile sviluppare una qualsiasi strategia di difesa e contrattacco alla propaganda anti-maschile che domina la società in cui viviamo.<span id="more-187"></span></p>
<p>Si consiglia e sollecita per questi motivi la <strong>lettura attenta</strong> di questi due articoli.</p>
<p>Alla fine degli articoli ho aggiunto alcune considerazioni personali per inquadrare al meglio i concetti spiegati nel contesto della lotta anti-femminista.</p>
<p>Buona lettura.</p>
<p><span class="style15"><strong>COME GLI INGLESI UTILIZZANO I MEDIA PER LA GUERRA PSICOLOGICA DI MASSA (parte 1)<br />
</strong>di L. Wolfe, tratto da <em>The American Almanac</em> del 5 maggio 1997<br />
Visto su <a href="http://www.global-elite.org/" target="_blank">www.global-elite.org<br />
</a>Traduzione di <a href="http://blogghete.blog.dada.net/" target="_blank">Gianluca Freda</a></span></p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;"><em>“Io conosco il segreto per far credere all’americano medio tutto ciò che desidero. Datemi soltanto il controllo della televisione&#8230; mettete qualsiasi cosa in televisione ed essa diventa realtà. E se il mondo esterno alla TV contraddice le immagini, la gente inizierà a modificare il mondo per adeguarlo alle immagini della TV&#8230;”</em></p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;">(Hal Becker, “esperto” di media e consulente del management per The Futures Group, intervista del 1981) <strong>[1]</strong></p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;">Nei 15 anni trascorsi da questo commento di Becker, gli americani sono diventati sempre più “connessi” a una rete mediatica di massa che ora comprende anche computer e videogames, nonché internet. Una rete onnipresente il cui potere è così pervasivo da essere dato quasi per scontato. Come ha detto un noto comico: “Siamo davvero un popolo la cui coscienza è mediatica. Conosco un tale che è stato investito da una macchina per la strada. Non ha voluto andare all’ospedale. Si è trascinato invece fino al bar più vicino per controllare se lo avevano messo nel telegiornale della sera. Quando ha visto che non c’era, ha esclamato: “Ma che bisogna fare, farsi ammazzare, per andare in televisione?”.</p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;">Ai più alti vertici della monarchia britannica e del suo Club of Isles, questo grande potere non viene dato per scontato. Anzi, viene attentamente gestito e diretto, come Becker spiega da una più limitata prospettiva, per creare e forgiare l’opinione pubblica. In un rapporto pubblicato nel 1991 dal Club Malthusiano di Roma e intitolato “La Prima Rivoluzione Globale”, Sir Alexander King, consigliere capo della famiglia reale e del principe Filippo su scienza e comunicazione, scriveva che le nuove scoperte nelle tecnologie di comunicazione avranno l’effetto di espandere enormemente il potere dei media, tanto nel settore avanzato che in quello in via di sviluppo. I media, egli afferma, costituiscono l’arma più potente e il più forte “agente di cambiamento” per la creazione di un “mondo unico” neo-malthusiano che travalicherà e cancellerà il concetto di “stato-nazione”.</p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;"><em>“E’ sicuramente necessario intraprendere un ampio dibattito con giornalisti e direttori dei principali media per studiare le condizioni che possano metterli in grado di ricoprire questo nuovo ruolo”</em>, scriveva King.</p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;">Nel suo progetto, il Club di Roma, di cui King fa parte, può contare sulla cooperazione di un cartello mediatico, che è una creazione britannica, come documentato nel nostro rapporto. Può anche contare sulle capacità di una macchina da guerra psicologica di massa, anch’essa guidata dai britannici e dai loro interessi, che si estende a momenti chiave della produzione mediatica e comprende scrittori e psicologi che contribuiscono a definire i contenuti, nonché sondaggisti che provvedono a perfezionare e analizzare l’impatto su determinate fasce di popolazione. Oltre a questa rete di operatori interattivi, esistono poi milioni di altre persone che partecipano alla produzione, distribuzione e trasmissione dei messaggi mediatici, il cui modo di pensare è stato anch’esso plasmato dai contenuti del prodotto mediatico <strong>e che hanno letteralmente  operato su se stessi un auto-lavaggio del cervello provocato dalla  cultura in cui sono immersi</strong>.</p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;"><strong>“Mamma” Tavistock</strong></p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;">Lo storico centro di questo apparato di guerra psicologica di massa ha la propria sede fuori Londra, presso il Tavistock Center <strong>[2]</strong>. Creato subito dopo la I Guerra Mondiale sotto il patronato del Duca George di Kent (1902-42), l’originale Clinica Tavistock, diretta da John Rawlings Rees, si trasformò nella centrale di guerra psicologica della famiglia reale e dell’intelligence britannica. Rees e un gruppo scelto di psichiatri freudiani e neofreudiani misero a frutto le esperienze di collasso psicologico osservate in tempo di guerra per elaborare teorie su come tali condizioni di crollo psichico potessero essere prodotte in assenza del terrore della guerra. Il risultato fu una teoria del lavaggio del cervello di massa, ottenuta attraverso lo studio delle reazioni di gruppo, che poteva essere utilizzata per alterare i valori degli individui e produrre, col passare del tempo, cambiamenti nei princìpi assiomatici che governano una società.</p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;">Negli anni ’30 la rete di Tavistock intessè una relazione simbiotica con l’Istituto di Ricerche Sociali di Francoforte, creato dalle reti oligarchiche europee, che si focalizzava sullo studio e la critica della cultura da un punto di vista neofreudiano. Verso la fine degli anni ’30, con il trasferimento dei suoi membri operativi dalla Germania a New York, la Scuola di Francoforte coordinò la prima analisi dell’impatto di un fenomeno mediatico di massa, cioè la radio, sulla cultura. Si trattava del “Radio Research Project”, con base a Princeton. <strong>[3]</strong></p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;">Con lo scoppio della II Guerra Mondiale, gli uomini del Tavistock presero il controllo effettivo del Direttivo di Guerra Psicologica dell’Esercito Britannico, mentre il network alleato negli Stati Uniti si integrava nell’apparato di guerra psicologica americano, che includeva il Comitato sulla Morale Nazionale e l’Osservatorio sui Bombardamenti Strategici.</p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;">Alla fine della guerra, gli sforzi combinati del Tavistock (divenuto Tavistock Institute nel 1947) e dei funzionari dell’ex Scuola di Francoforte avevano creato un’equipe di “truppe di attacco psicologico”, come le chiamava Rees, e di “guerrieri culturali” che contava diverse migliaia di persone. Oggi questo network conta diversi milioni di persone in tutto il mondo e rappresenta il fattore più importante nella progettazione degli scopi e dei contenuti dei prodotti mediatici di massa.</p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;"><strong>Le “immagini nella vostra testa”</strong></p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;">Nel 1922, Walter Lippmann definì come segue il concetto di “opinione pubblica”:</p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;"><em>“<strong id="sad3">Le immagini che gli esseri umani hanno nella testa, le immagini di se stessi, degli altri, dei propri scopi e obiettivi, delle proprie relazioni, rappresentano le loro opinioni pubbliche. Queste immagini, quando vengono gestite da gruppi di persone o da persone che agiscono in nome di gruppi, diventano Opinione Pubblica, con le iniziali maiuscole</strong>”</em>.</p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;">Lippmann, che fu il primo a tradurre in inglese le opere di Sigmund Freud, sarebbe divenuto uno dei più influenti commentatori politici <strong>[4]</strong>. Aveva trascorso gli anni della I Guerra Mondiale al Quartier Generale di Propaganda e Guerra Psicologica di Wellington House, fuori Londra, in un gruppo di cui faceva parte anche il nipote di Freud, Eduard Bernays <strong>[5]</strong>. Il libro  di Lippmann, <em>L’Opinione Pubblica</em>, pubblicato un anno dopo l’uscita de <em>La psicologia di massa</em> di Freud, che trattava temi simili, fu un prodotto del periodo  trascorso all’interno del gruppo di Rees. <strong>E’ tramite i media, scrive Lippmann, che la maggior parte delle persone elabora quelle “immagini nella testa”, il che garantisce ai media “un potere spaventoso”</strong>.</p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;">Il network di Rees aveva passato gli anni della I Guerra Mondiale a studiare gli effetti della psicosi bellica e la sua capacità di produrre il collasso della personalità individuale. <strong>Dal loro lavoro emerse una tesi terribile:</strong> <strong>grazie all’uso del terrore, l’uomo può essere ridotto ad uno stato infantile e sottomesso, in cui le sue capacità di ragionamento sono annebbiate e in cui il suo responso emotivo a vari stimoli e situazioni diventa prevedibile o, nei termini usati dal Tavistock, “sagomabile”</strong>. Controllando i livelli di ansietà è possibile produrre una condizione similare in ampi gruppi di persone, il cui comportamento potrà così essere controllato e manipolato dalle forze oligarchiche per cui il Tavistock lavorava <strong>[6]</strong>.</p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;">I mass media erano in grado di raggiungere grandi quantità di persone con messaggi programmati o controllati, il che rappresenta la chiave per la creazione di “ambienti controllati” per il lavaggio del cervello. Come mostravano le ricerche del Tavistock, la cosa importante era che le vittime del lavaggio del cervello di massa non si rendessero conto di trovarsi in un ambiente controllato; pertanto doveva esserci un ampio numero di fonti d’informazione, i cui messaggi dovevano essere leggermente diversi, così da mascherare la sensazione di un controllo dall’esterno. Quando possibile, i messaggi dovevano essere offerti e rinforzati attraverso l’”intrattenimento”, che avrebbe potuto essere consumato senza apparente coercizione, in modo da dare alla vittima l’impressione di stare scegliendo di propria volontà tra diverse opzioni e programmi.</p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;">Nel suo libro,  Lippmann osserva che <strong id="sfdf">la gente è più che disposta a ridurre problemi complessi in formule semplicistiche e a formare la propria opinione secondo ciò che credono che gli altri intorno a loro credano</strong>; la verità non ha nulla a che fare con le loro considerazioni. L’apparenza di notizia fornita dai media conferisce un’aura di realtà a queste favole: se non fossero reali, allora perché mai sarebbero state riportate?, pensa l’individuo medio secondo Lippmann. Le persone la cui fama viene costruita dai media, come le star del cinema, possono diventare “opinion leaders”, con il potere di influire sull’opinione pubblica quanto le personalità politiche.</p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;">Se la gente pensasse troppo a questo procedimento, il giocattolo potrebbe rompersi; ma Lippmann scrive:</p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;"><em>“<strong id="dadaad">La massa di individui completamente illetterati, dalla mente debole, rozzamente nevrotici, sottosviluppati e frustrati è assai considerevole; molto più considerevole, vi è ragione di ritenere, di quanto generalmente si creda. Così viene fatto circolare un vasto richiamo al popolo tra persone che, sul piano mentale, sono bambini o selvaggi, le cui vite sono un pantano di menomazioni, persone la cui vitalità è esaurita, gente ammutolita e gente la cui esperienza non ha mai contemplato alcun elemento del problema in discussione</strong>”</em>.</p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;">Nell’affermare di scorgere una progressione verso forme mediatiche che riducono sempre più lo spazio di pensiero, Lippmann si meraviglia del potere che la nascente industria di Hollywood manifesta nel forgiare la pubblica opinione. Le parole, o anche <strong>un’immagine statica</strong>, richiedono che la  persona compia uno sforzo per crearsi un’”<strong>immagine mentale</strong>”. Ma con un  film:</p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;"><em>“<strong>Tutto il processo di osservare, descrivere, riportare e poi immaginare è già stato compiuto per voi. Senza compiere una fatica maggiore di quella necessaria per restare svegli, il risultato di cui la vostra immaginazione è alla continua ricerca vi viene srotolato sullo schermo</strong>”</em>.</p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;">E’ significativo che come esempio del potere del cinema egli utilizzi il film propagandistico “Nascita di una nazione”, girato da D. W. Griffith a favore del Ku Klux Klan; nessun americano, scrive Lippmann, potrà mai più sentir nominare il Ku Klux Klan <em>“senza vedere quei cavalieri bianchi”.</em></p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;">L’opinione popolare, osserva Lippmann, è determinata in ultima analisi dai desideri e dalle aspirazioni di una “elite sociale”. Questa elite, egli afferma, è:</p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;"><em>“Un  ambiente sociale potente, socialmente elevato, di successo, ricco,  urbano, che ha natura internazionale, <strong>è diffuso in tutto l’emisfero  occidentale e, per molti versi, ha il proprio centro a Londra</strong>. Conta fra i propri membri le persone più influenti del mondo e racchiude in sé gli ambienti diplomatici, quelli dell’alta finanza, i livelli più alti dell’esercito e della marina, alcuni principi della Chiesa, i proprietari dei grandi giornali, le loro mogli, madri e figlie che detengono lo scettro dell’invito. E’ allo stesso tempo un grande circolo di discussione e un vero e proprio ambiente sociale”.</em></p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;">Con un atteggiamento tipicamente elitario, Lippmann conclude che il coordinamento dell’opinione pubblica manca di precisione. Se si vuole raggiungere l’obiettivo di una “Grande Società” in un mondo unitario, allora <em>“la pubblica opinione deve essere creata per la stampa, non dalla stampa”</em>.  Non è sufficiente affidarsi ai capricci di “un ambiente sociale  superiore” <strong>per manipolare le “immagini nella testa delle persone”</strong>;  questo lavoro <em>“può essere gestito solo da una classe di individui specializzati”</em> che operi attraverso <em>“centrali d’intelligence”</em>. <strong>[7]</strong></p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;"><strong>Il “Radio Research Project”</strong></p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;">Mentre Lippmann scriveva il suo libro, la radio, il primo mass media tecnologico a entrare nelle case, stava assumendo sempre maggior rilievo. A differenza dei film, che venivano visti nei cinema da grandi gruppi di persone, la radio offriva un’esperienza individualizzata all’interno della propria casa, avente per fulcro la famiglia. Nel 1937, su 32 milioni di famiglie americane, 27,5 milioni possedevano un apparecchio radiofonico, più di quante possedessero un’automobile, il telefono o perfino l’elettricità.</p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;">In quello stesso anno la Rockefeller Foundation finanziò un progetto per studiare gli effetti che la radio produceva sulla popolazione. <strong>[8]</strong> Ad essere reclutati per quello che sarà poi conosciuto come “Radio Research Project”, con quartier generale all’Università di Princeton, vi furono alcuni settori della Scuola di Francoforte, ormai trapiantatisi dalla Germania in America, oltre a personalità come Hadley Cantril e Gordon Allport, che diventeranno elementi chiave delle operazioni del Tavistock americano. A capo del progetto c’era Paul Lazerfeld, della Scuola di Francoforte; i suoi assistenti alla direzione erano Cantril e Allport, insieme a Frank Stanton, che sarebbe poi diventato capo del settore informazione della CBS, e più tardi il suo presidente, nonché capo del consiglio di amministrazione della RAND Corporation.</p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;">Il progetto fu preceduto da un lavoro teoretico realizzato in precedenza studiando la psicosi e la propaganda di guerra, nonché dal lavoro di Walter Benjamin e Theodor Adorno, operativi della Scuola di Francoforte. <strong>Questo lavoro preliminare era incentrato sulla tesi che i mass media potessero essere usati per indurre stati mentali regressivi, atomizzare gli individui e generare un incremento dell’instabilità</strong>. (Queste condizioni mentali indotte vennero poi definite dal Tavistock col termine di stati “brainwashed”, e il processo d’induzione che ad essi conduceva venne chiamato “brainwashing”, cioè “lavaggio del cervello”).</p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;">Nel 1938, quando era a capo della sezione “musica” del Radio Research Project”, Adorno scrisse che gli ascoltatori di programmi musicali radiofonici:</p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;"><em>“<strong>fluttuano tra l’oblio completo e improvvisi tuffi nella coscienza. Ascoltano in modo atomizzato e dissociano ciò che sentono&#8230; Non sono bambini, ma sono infantili; il loro stato primitivo non è quello di chi non è sviluppato, ma quello di chi ha subìto un ritardo mentale provocato da un’azione violenta</strong>”.</em></p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;">Le scoperte del Radio  Research Project, pubblicate nel 1939, confermarono la tesi di Adorno  sul “<strong>ritardo mentale indotto</strong>” e servirono da manuale per i programmi di  lavaggio del cervello.</p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;">Studiando i drammi radiofonici a puntate, comunemente noti come “soap opera” (poiché molti di essi erano sponsorizzati da ditte produttrici di sapone), Herta Hertzog scoprì che la loro popolarità non poteva essere attribuita a nessuna caratteristica socio-economica degli ascoltatori, ma piuttosto al format seriale in sé, che induceva ad un ascolto abitudinario. La forza che la serializzazione possiede nel produrre il lavaggio del cervello è stata riconosciuta dai programmatori del cinema e della TV; ancora oggi le “soap” pomeridiane sono quelle che generano maggiore assuefazione televisiva, con il 70% delle donne americane al di sopra dei 18 anni che guardano ogni giorno almeno due di questi programmi.</p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;">Un&#8217;altra indagine del Radio Research Project si occupò degli effetti prodotti nel 1938 dalla lettura radiofonica de <em>La guerra dei mondi</em> di H. G. Wells da parte di Orson Welles, in cui si simulava un’invasione marziana. Il 25% degli ascoltatori del programma, che era stato presentato come se si trattasse di un notiziario, credette davvero che fosse in corso un’invasione, generando il panico nazionale; e questo nonostante i chiari e ripetuti avvertimenti che si trattava di un programma di fiction. I ricercatori del Radio Project scoprirono che molte persone non avevano creduto all’invasione marziana, ma avevano pensato che fosse in corso un’invasione da parte della Germania. Questo, come i ricercatori riferirono, dipendeva dal fatto che il programma era stato presentato nel format del “notiziario”, che in precedenza era stata utilizzata per fornire il resoconto della crisi bellica che si prospettava a seguito della Conferenza di Monaco. Gli ascoltatori avevano reagito al format, non al contenuto del programma.</p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;">I ricercatori dimostrarono così che la radio aveva già condizionato a tal punto le menti dei suoi ascoltatori, le aveva rese così frammentate e irriflessive, che nella ripetizione del format stava la chiave della popolarità <strong>[9]</strong>.</p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;">(1 – continua)</p>
<p style="font-size: 13px;"><span class="style15"> <!--[if gte mso 9]><xml> <w:WordDocument> <w:View>Normal</w:View> <w:Zoom>0</w:Zoom> <w:HyphenationZone>14</w:HyphenationZone> <w:PunctuationKerning /> <w:ValidateAgainstSchemas /> <w:SaveIfXMLInvalid>false</w:SaveIfXMLInvalid> <w:IgnoreMixedContent>false</w:IgnoreMixedContent> <w:AlwaysShowPlaceholderText>false</w:AlwaysShowPlaceholderText> <w:Compatibility> <w:BreakWrappedTables /> <w:SnapToGridInCell /> <w:WrapTextWithPunct /> <w:UseAsianBreakRules /> <w:DontGrowAutofit /> <w:UseFELayout /> </w:Compatibility> <w:BrowserLevel>MicrosoftInternetExplorer4</w:BrowserLevel> </w:WordDocument> </xml><![endif]--> <!--[if gte mso 9]><xml> <w:LatentStyles DefLockedState="false" LatentStyleCount="156"> </w:LatentStyles> </xml><![endif]--> <!--[if !mso]><span class="mceItemObject"   classid="clsid:38481807-CA0E-42D2-BF39-B33AF135CC4D" id=ieooui></span><br />
<mce:style><!    st1:*{behavior:url(#ieooui) }   --><!--[endif]--> <strong>NOTE</strong><br />
<strong>1.</strong> <em>The Futures Group</em>, un think-tank privato, fu una delle prime organizzazioni a specializzarsi nell’utilizzo di interfaccia computerizzate per la manipolazione psicologica di direttori d’azienda e di leader politici. Nel 1981 progettò il programma RAPID per il Dipartimento di Stato americano, che utilizzava la grafica computerizzata per fare il lavaggio del cervello a leader selezionati di settori industriali avanzati e spingerli a sostenere le politiche del Fondo Monetario Internazionale e i programmi per il controllo della popolazione. Partecipò anche all’elaborazione di una mappatura completa della popolazione americana per le maggiori multinazionali.</span></p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;"><strong>2.</strong> Il movimento LaRouche iniziò il suo sconvolgente lavoro sulla rete Tavistock nel 1973-74 e pubblicò i risultati delle sue indagini sulla rivista <em>Campaigner</em> (numeri di Inverno 1973 e Primavera 1974). Informazioni aggiuntive sono state pubblicate su <em>EIR</em>, le più recenti nel numero del 24 maggio 1996,  in un rapporto speciale intitolato “The Sun Never Sets on the British Empire”.</p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;"><strong>3.</strong> Per un rapporto completo sulla Scuola di Francoforte e sui suoi network, compreso il suo ruolo nell’elaborazione delle strategie dei mass media e della guerra culturale, si legga Michael Minnicino, <em>&#8220;The New Dark Age: The Frankfurt School and `Political Correctness,&#8217;</em>&#8220;, Fidelio, Inverno 1992.</p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;"><strong>4.</strong> Lippmann, che migrò dai network socialisti della Fabian Society ai circoli di Thomas Dewey e dei fratelli Dulles, divenne portavoce di una fazione imperialista americana, controllata dai britannici, che si schierò contro la visione anti-imperialista di Franklin D. Roosevelt. <span lang="EN-GB">Si legga in proposito Lyndon LaRouche, <em>The Case of Walter Lippmann, </em>Campaigner Publications Inc., New York, 1977.</span></p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;"><strong>5.</strong> Bernays è noto per aver elaborato la pubblicità di “Madison Ave”,  sfruttando le teorie freudiane di manipolazione psicologica.</p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;"><strong>6.</strong> Tutta la teoria psicologica del Tavistock (come anche quella freudiana) muove dalla concezione dell’uomo come bestia dotata di pensiero. Essa rifiuta esplicitamente, con grande malizia, l’immagine giudaico-cristiana dell’uomo creato ad immagine di Dio, la quale implica che l’uomo, e l’uomo soltanto, sia stato beneficiato dal suo Creatore con la creatività. Il Tavistock sostiene che la creatività derivi unicamente da impulsi nevrotici o erotici sublimati e vede l’uomo come una lavagna su cui disegnare e ridisegnare le proprie “immagini”.</p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;"><strong>7.</strong> Si tratta di una concezione simile a quella espressa da Rees nel suo libro <em>The Shaping of Psychiatry by War</em>, in cui si parla della creazione di un gruppo elitario di psichiatri che dovranno garantire, a vantaggio dell’oligarchia dominante, la “salute mentale” del mondo.</p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;"><strong>8.</strong> I nazisti avevano già ampiamente utilizzato la propaganda radiofonica per il lavaggio del cervello come elemento integrante dello Stato fascista. I loro metodi vennero osservati e studiati dai ricercatori del Tavistock.</p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;"><span class="style15"><strong>9.</strong> E’ importante sottolineare che non vi è nulla di intrinsecamente malvagio nella radio, nella televisione o in qualsiasi altra tecnologia. Ciò che li rende pericolosi è il controllo del loro utilizzo e dei loro contenuti da parte del Club of Isles per fini malvagi, per creare ascoltatori e spettatori assuefatti e perfino maniaci, le cui capacità critiche vengono così seriamente compromesse.</span></p>
<hr />
<p class="style15" style="font-size: 13px;"><strong><br />
COME GLI INGLESI UTILIZZANO I MEDIA PER LA GUERRA PSICOLOGICA DI MASSA (parte 2)<br />
</strong>di L. Wolfe, tratto da <em>The American Almanac</em> del 5 maggio 1997<br />
Visto su <a href="http://www.global-elite.org/" target="_blank">www.global-elite.org<br />
</a>Traduzione di <a href="http://blogghete.blog.dada.net/" target="_blank">Gianluca Freda</a></p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;"><strong>La “baby-sitter con un occhio solo”</strong></p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;">La televisione iniziava a fare il suo ingresso come nuova tecnologia mass-mediatica proprio nel momento in cui venivano pubblicati i risultati del Radio Research Project, nel 1939. Sperimentata dapprima su larga scala nella Germania nazista, durante le Olimpiadi di Berlino del 1936, la televisione fece la sua prima apparizione pubblica alla Fiera Mondiale di New York del 1939, dove attirò vaste folle di persone. Adorno e altri riconobbero immediatamente il suo potenziale come strumento per il lavaggio del cervello di massa. Nel 1944 Adorno scriveva:</p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;"><em>“La televisione punta alla sintesi di radio e cinema&#8230; ma le sue implicazioni sono enormi e promettono di intensificare l’impoverimento della sostanza estetica in modo così drastico che in futuro l’identità appena velata di tutti i prodotti culturali industriali potrà uscire trionfante allo scoperto, concretando in modo irridente il sogno wagneriano della </em>Gesamtkunstwerk<em>, la fusione di tutte le arti in un’opera unica”</em>.</p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;">Come apparve evidente fin dai primi studi clinici sulla televisione (alcuni dei quali furono condotti tra la fine degli anni ’40 e l’inizio dei ’50 da ricercatori del Tavistock), <strong id="as23">i telespettatori, in un arco di tempo relativamente breve, entravano in uno stato di semi-coscienza simile al trance, caratterizzato dalla presenza di sguardo fisso. Più a lungo si guardava, più pronunciata diventava la fissità dello sguardo. In tali condizioni di semi-coscienza crepuscolare, gli spettatori divenivano ricettacolo di messaggi che potevano essere contenuti nei programmi stessi, oppure, per dislocazione, nella pubblicità. Il lavaggio del cervello era completo</strong> <strong>[10]</strong>.</p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;">La televisione si trasformò da curiosità di quartiere in strumento ad ampia penetrazione di massa, soprattutto nelle aree urbane, pressappoco tra gli anni 1947-1952. Come ha osservato Lyndon LaRouche, ciò coincise con un momento assai critico della vita psicologica nazionale. Il sogno di milioni di veterani della Seconda Guerra Mondiale e le loro speranze di costruire un mondo migliore, si erano schiantati al suolo dinanzi alla corruzione morale dell’amministrazione Truman e alla successiva crisi economica. Questi veterani si ritirarono nella loro vita familiare, nei loro lavori, nelle loro case, nei loro tinelli. E al centro di quei tinelli c’era il nuovo apparecchio televisivo, le cui immagini banali assicuravano che le scelte moralmente ignobili che essi avevano compiuto erano state quelle giuste.</p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;">I primi programmi televisivi si rifacevano ai modelli già sperimentati della radio, come descritti dal Radio Research Project: le “situation comedy”, o “sitcom”, i quiz, i varietà, lo sport e le “soap”. Molti erano in forma seriale, con personaggi, se non storie, collegate tra loro. Tutti erano banali e deliberatamente progettati per essere così.</p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;">I figli di questi veterani infelici, i cosiddetti “baby-boomers”, divennero la prima generazione ad essere accudita da ciò che LaRouche chiama “la baby-sitter con un occhio solo”. I genitori incentivavano i bambini a guardare la televisione, spesso come mezzo per tenerli sotto controllo, e loro fissavano per ore tutto ciò che passava sullo schermo. I contenuti dei primi programmi per bambini erano banali (ma non più dei programmi televisivi in generale) e mentalmente devastanti; ancor più devastante fu la sostituzione del contatto concreto con la famiglia con la visione televisiva, quando il “tavolo per la cena” venne rimpiazzato dalla “cena televisiva” di fronte al tubo catodico. <strong>Com’era  prevedibile, i bambini svilupparono fissazioni ossessive per gli  articoli pubblicizzati dalla TV</strong>, chiedendo che tali articoli gli  venissero comprati, altrimenti non avrebbero potuto essere come i loro  amici <strong>[11]</strong>.</p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;">A metà degli anni ’70, Eric Trist, che rimase fino alla sua morte (avvenuta nel 1993) a capo delle operazioni del Tavistock americano, e Fred Emery, “esperto” di media del Tavistock, scrissero una relazione sulle ricerche compiute riguardo all’impatto di 20 anni di televisione sulla società americana. Nel lavoro di Emery del 1975, intitolato <em>Futures We Are In</em>, essi riferivano che il contenuto delle programmazioni non era più tanto importante quanto lo era il totale delle ore trascorse davanti alla televisione. Il tempo di fruizione televisiva media era costantemente cresciuto nei due decenni trascorsi dall’introduzione del mezzo, tanto che a metà degli anni ’70 esso poteva essere considerato un’attività quotidiana, seconda solo al lavoro e al sonno, che occupava circa sei ore giornaliere (e da allora è cresciuta ulteriormente fino a sette ore, con l’aggiunta di videogames, videocassette, e così via); <strong>fra i bambini in età scolare, il tempo trascorso a guardare la televisione era inferiore solo al tempo destinato alle attività scolastiche</strong>. <strong>Queste  scoperte, secondo il Tavistock, indicavano che la televisione era  paragonabile ad una droga che produce dipendenza</strong>. Similarmente, Emery  riferiva di studi neurologici i quali, a suo dire, <strong id="d23">dimostravano che la  visione televisiva continuata “spegne il sistema nervoso centrale  umano”</strong>.</p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;">Che le loro  affermazioni siano fondate o no su analisi scientifiche, Emery e Trist  <strong>presentano prove convincenti del fatto che una fruizione televisiva prolungata e massiccia abbassa le capacità di riflessione concettuale su ciò che viene presentato sullo schermo</strong>. Gli studi evidenziano che la  semplice presenza di immagini sulla televisione, <strong id="das3">specialmente se  presentate nell’appropriato format di documentario o di notiziario</strong>, ma  anche nel corso della visione in generale, <strong id="asddas">tende a far considerare  quelle immagini “autentiche” e a far attribuire ad esse un’aura di  “realtà”</strong>.</p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;">Trist ed Emery non  trovano nulla di sbagliato in questa evoluzione, <strong>la quale indica che la  televisione sta producendo una generazione cerebralmente morta</strong>. Al  contrario, essi evidenziano come tale evoluzione si inserisca  all’interno di un più ampio <strong id="dsadasads">piano globale di controllo sociale</strong>, portato  avanti dalla Tavistock e dai network suoi alleati per conto dei loro  sponsor. La società, essi affermano in <em>A Choice of Futures</em>, libro pubblicato nello stesso periodo, è sprofondata in stati di coscienza mentale sempre più bassi, al punto che anche uno Stato fascista di tipo orwelliano ormai non sarebbe più realizzabile. A questo punto, grazie alla televisione e ad altri mass media, il genere umano versa in uno stato di dissociazione le cui implicazioni politiche si manifesteranno in una società di stampo “Arancia Meccanica”, dal nome del libro di Anthony Burgess, in cui gang giovanili scatenate commetteranno atti di violenza casuale, per poi tornare a casa a guardare i notiziari e vedere sullo schermo ciò che hanno compiuto.</p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;">Gli artefici del lavaggio del cervello sottolineano che questa evoluzione, che secondo loro ha il proprio modello nella violenza in Irlanda del Nord, non è stata indotta dagli effetti della sola televisione. La società è passata attraverso una “turbolenza sociale” dovuta ad una serie di shock politici ed economici, che comprendono la guerra in Vietnam, il rialzo dei prezzi petroliferi e l’assassinio di alcuni leader politici. L’impatto psicologico di questi eventi, la cui responsabilità essi  omettono di attribuire all’establishment anglo-americano, è stato amplificato dalla loro penetrazione nelle case, in dettagli crudi e spaventosi, attraverso i notiziari televisivi. Nello scenario descritto da Trist e Emery, sembra quasi di sentire il possibile sommario di un futuro telegiornale: “La fine del mondo: tutti i dettagli nell’edizione delle 11”.</p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;"><strong>Consolidare il paradigma</strong></p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;">Nel 1991, in un’antologia dei lavori del Tavistock che egli stesso aveva pubblicato, Trist scriveva che tutti i “nodi” internazionali o centri dell’apparato di <em>brainwashing</em> dell’istituto miravano allo scopo  fondamentale di consolidare uno spostamento di paradigma verso un  “<strong>ordine mondiale postindustriale</strong>”. Il loro obiettivo, egli affermava, era di rendere questo cambiamento irreversibile. In quest’opera, e in altre, Trist, proprio come Alexander King, invita ad una campagna di “rieducazione” di massa che distrugga le ultime vestigia di resistenza nazionale, soprattutto all’interno degli Stati Uniti, a questo nuovo ordine mondiale.</p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;">Circa dieci anni prima, un altro dei serventi del Tavistock, Bernard Gross, in una relazione consegnata alla conferenza del 1981 sulla Società del Mondo Futuro, presieduta da Al Gore, offriva uno spiraglio sulle caratteristiche di questo “nuovo ordine mondiale”. Gross affermava che nel periodo che stava per iniziare il mondo si sarebbe trovato di fronte a ciò che il Tavistock ama chiamare una “scelta critica”: una serie di opzioni, ciascuna delle quali appare cattiva, ma, a causa del terrorismo diffuso e della pressione degli eventi, una decisione va comunque presa scegliendo l’opzione che rappresenta il “male minore”. La società industriale dell’occidente scivolerà nel caos; questo caos, egli affermava, potrà condurre o a un fascismo di tipo autoritario, come quello che gli inglesi contribuirono ad instaurare nella Germania nazista; oppure ad una forma di fascismo più umana e benevola che Gross definiva “fascismo amichevole”. La scelta, sosteneva Gross, è tra il tentativo di ritornare al vecchio paradigma industriale, nel qual caso avremo un fascismo di tipo nazista; oppure di abbracciare il post-industrialismo, in cui avremo il “fascismo amichevole”. Quest’ultimo, egli affermava, è chiaramente preferibile, poiché esso rappresenta una mera transizione verso un nuovo “ordine mondiale di informazione globale”, che comporterà una maggiore libertà e possibilità di scelta individuale, una vera democrazia di massa aperta e partecipativa.</p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;">Per Gross la scelta è chiara: in ogni caso vi saranno dolore e sofferenza; ma solo il “fascismo amichevole” dell’informazione globale, di una società interconnessa da TV via cavo, satelliti e reti informatiche, offre speranza per un “futuro” migliore.</p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;">Ma chi amministrerà questo ordine mondiale del “fascismo amichevole”? Gross spiegava che oggi esiste una vera e propria “Internazionale Aurea”, termine che egli ricalcava sull’Internazionale Comunista (Comintern) di Nikolai Bukharin. <strong>Si tratta di un’illuminata elite internazionale, avente per fulcro la potente oligarchia eurocentrica che controlla l’industria della comunicazione globale, nonché varie altre risorse chiave e la finanza globale</strong>. Questa elite deve essere istruita e informata  dall’intelligence delle reti Tavistock; deve comprendere <strong>che le grandi  masse di zombi teledipendenti possono essere facilmente costrette ad  amare questo nuovo mondo</strong>, grazie alla persuasione degli spettacoli televisivi e all’infinita fornitura di “informazione”. Una volta conquistate le masse attraverso questa “educazione”, la resistenza dei settori nazionali si sgretolerà.</p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;">Nel 1989, per iniziativa di Trist, il Tavistock tenne un seminario presso la Case Western Reserve University per discutere dei mezzi con cui arrivare a creare un fascismo internazionale “senza più Stati”, un nuovo ordine mondiale basato sull’informazione. Nel 1991 il Tavistock incaricò il suo giornale, <em>Human Relations</em>, di pubblicare gli atti di quel seminario. Molti interventi contengono un appello ai mass media affinché si schierino a favore di questo progetto.</p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;"><strong>Inoltre, a partire dal 1981, esisteva ormai un’altra tecnologia a disposizione dei funzionari del lavaggio del cervello: internet</strong>. Secondo Harold Permutter, uno dei partecipanti al seminario della Case Western, internet rappresenta uno strumento sovversivo per penetrare i confini nazionali con “informazioni” relative a questo nuovo ordine mondiale; esso funziona anche come collante per un network di organizzazioni non governative che avrebbero fatto circolare propaganda a favore del nuovo ordine mondiale. Queste ONG avrebbero dovuto essere la sovrastruttura su cui sarebbe stato edificato il nuovo ordine mondiale. Perlmutter e altri partecipanti alla conferenza affermarono che il loro movimento non poteva essere sconfitto, perché non esisteva in senso formale. Risiedeva solo nelle menti dei suoi cospiratori, menti che erano a conoscenza della macchina per il lavaggio mediatico del cervello creata dal Tavistock. Come la televisione era stata la droga informativa dell’ultima parte di questo millennio, così internet, con la sua abbondanza di chat e “informazione” per la maggior parte inutile, con i suoi messaggi sovversivi programmati, sarebbe stato la droga del nuovo millennio, si vantava il Tavistock. <strong>[12]</strong></p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;"><em>“Gli americani, in realtà, non pensano. Hanno solo opinioni, sensazioni”</em>, diceva Hal Becker di <strong>The Futures Group</strong> in un’intervista del 1981. <em>“<strong id="dsadsa3">La  televisione crea le opinioni e poi le conferma</strong>. La gente ha davvero  subito un lavaggio del cervello ad opera del tubo catodico? In realtà  c’è molto di più. <strong id="saddsa">Io credo che la gente abbia perso la capacità di collegare insieme le immagini della propria vita senza l’intervento della televisione</strong>. E’ questo che intendiamo quando diciamo che ci troviamo in una società catodica. Ci dirigiamo verso una società orwelliana, ma Orwell commise un errore in </em>1984<em>. Il Grande Fratello non ha bisogno di guardarti, finché sei tu a guardarlo. E chi può dire che si tratti, in fondo, di una cosa così malvagia?”</em>.</p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;"><strong>La mosca nella pomata</strong></p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;">Ma perfino i circoli elitari dei network internazionali del Tavistock hanno la vaga sensazione che ci sia qualcosa di terribilmente sbagliato nel loro piano. Questa sensazione fu espressa da un autore che Emery citava nel 1973, il quale si chiedeva cosa sarebbe successo quando la generazione di baby-boomer teledipendenti fosse arrivata alle redini del potere. Li avevamo davvero preparati ad esercitare il comando? Sarebbero stati in grado di ragionare e di risolvere problemi? Emery ignorava il problema, affermando che esiste tempo sufficiente per addestrare i nuovi quadri dirigenti. Ma la questione rimane aperta. Nel 1981, alla conferenza <em>Società del Mondo Futuro</em>, durante la quale Gross intonò il suo peana al nuovo ordine globale dell’informazione abbigliato da “fascismo amichevole”, Tony Lentz, assistente professore di lingue presso la Pennsylvania State University, fece notare di aver personalmente osservato una devastazione delle capacità di espressione scritta e orale, dovuta ai mass media e alla televisione; <strong>molti studenti non solo non riuscivano più a scrivere in modo corretto, ma non riuscivano più nemmeno a pensare in modo intelligente</strong>. Non si trattava di un semplice caso di scarsa istruzione, come egli faceva notare nel suo articolo “The Medium is Madness”, ma del fatto che <strong>essi non sentivano più alcun desiderio di  pensare</strong>. Ricordando che, secondo Platone, la nostra conoscenza del mondo deve fondarsi sulla conoscenza del pensiero di qualcuno che conosce il mondo, Lentz affermava che <strong id="ffasd3">la televisione ha instillato  nelle persone l’idea che le semplici immagini rappresentino la  conoscenza</strong>. Non esistono più interrogativi, non vi è più lo sforzo per penetrare il pensiero di altre persone, ma soltanto dialogo e immagine, suono e furia, che naturalmente non significano nulla. <strong>[13]</strong></p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;"><em>“Permettere a noi stessi di essere influenzati dalle sottili ma potenti illusioni presentate dalla televisione”</em>, scriveva Lentz, <em>“conduce ad una sorta di follia di massa che potrebbe avere implicazioni piuttosto spaventose per il futuro della nazione&#8230; <span id="asdads4"><strong>Inizieremo a vedere cose che non esistono, daremo a qualcun altro il potere di creare per noi le nostre illusioni</strong></span><strong>.</strong> La prospettiva è agghiacciante, e visto il nostro retaggio culturale dovrebbe essere motivo di riflessione”</em>.</p>
<p><strong>NOTE</strong><br />
<span class="style15"><strong>10.</strong> Per una più completa trattazione sulla televisione, sulla sua programmazione e sul lavaggio del cervello che essa produce sul popolo americano, si veda la serie di 16 articoli “Turn Off Your Television” dello stesso autore, pubblicata su New Federalist, 1990-93. E’ disponibile in ristampa presso la EIR.</span></p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;"><strong>11.</strong> Una delle specializzazioni del Tavistock è lo studio della manipolazione psicologica dei bambini e dell’impatto della pubblicità sulla mente dei minori. Tali pubblicità vengono progettate con cura per indurre i bambini a desiderare il prodotto pubblicizzato.</p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;"><strong>12.</strong> Vi sono stati investimenti massicci sull’infrastruttura di internet, sproporzionati rispetto alle possibilità di rientro a breve o a medio termine. Ciò porta a pensare che si tratti in realtà di “investimenti a fondo perduto” per favorire l’impatto psicologico delle nuove tecnologie.</p>
<p style="font-size: 13px;"><span class="style15"><strong>13.</strong> Queste espressioni riecheggiano il pensiero di Platone, ma ne sono appunto soltanto un’eco. Per una migliore comprensione dei problemi educativi si veda Lyndon LaRouche, <em>On the Subject of Metaphor</em>, Fidelio, Autunno 1992.</span></p>
<hr />
<p class="style15" style="font-size: 13px;"><strong id="adsdasdas">Considerazioni AntiFeminist:</strong></p>
<p>La parte senza dubbio più importante dei due articoli è quella su Walter Lippmann e la sua definizione di &#8220;opinione pubblica&#8221;. Lippmann spiega che tramite la propaganda mass-mediatica, le persone tendono a creare nella propria mente delle &#8220;immagini&#8221;, quindi dei &#8220;simboli&#8221;, che con il passare del tempo vanno a definire un più ampio &#8220;panorama&#8221; composto da più immagini tutte fuse insieme, cioè quello che in vari articoli di questo sito viene definito come &#8220;<strong>Universo Simbolico</strong>&#8221; (&#8221;Universo Simbolico Maschile&#8221;, in questo caso).</p>
<p>L&#8217;Universo Simbolico, quindi, altro non è che l&#8217;insieme di queste singole immagini che, unite, vanno a creare un quadro irrazionale e virtuale, generalmente carico di isteria ed emotività, che nella mente del <em>brainwashed</em> descrive in maniera precisa un <strong>evento</strong>, una <strong>persona</strong>, un <strong>gruppo di persone</strong> etc.etc.</p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;">Queste immagini vengono impresse a fuoco nella mente del <em>brainwashed</em> con diverse tecniche. Quella senza dubbio più efficace, è la diffusione e ripetizione di <strong>un&#8217;immagine vera e propria</strong>, ad alto contenuto simbolico, che proprio grazie alla costante reiterazione finisce per innestarsi nella mente dell&#8217;essere umano medio(cre), che proprio come descritto da Lippmann è caratterizzato da una &#8220;<strong>mente debole</strong>&#8220;, una mente quindi totalmente incapace di <strong>tenere sotto controllo la propria sfera emotiva</strong>. Questo è anche il perfetto quadro clinico dei maschi-femministi, maschi completamente incapaci di porre freno alla propria empatia, quando diretta verso le femmine, e che finiscono quindi per amplificare a dismisura le proprie sensazioni empatiche fino a vedere la realtà attraverso una lente distorta.</p>
<p>La tecnica &#8220;ad immagini&#8221;, utilizzata per imprimire a fuoco un&#8217;immagine nella mente del <em>brainwashed</em>, è senza dubbio la più efficace, ma non l&#8217;unica. L&#8217;altra è la ben nota tecnica che funziona con la <strong>ripetizione costante</strong> di <strong>semplici parole chiave</strong>, che esse stesse hanno il potere di produrre un&#8217;immagine nella mente dell&#8217;essere umano medio. Queste immagini create nella mente del <em>brainwashed</em> sono quasi impossibili da rimuovere, l&#8217;unico modo è quello di utilizzare nuovamente le stesse tecniche per scardinare le vecchie immagini e sostituirle con delle nuove.</p>
<p>E&#8217; chiaro quindi come il monopolio di questo &#8220;lavaggio del cervello di massa&#8221; appartenga alle <strong>televisioni</strong>, al <strong>cinema</strong> e quindi a <strong>Hollywood</strong>. Come si diceva prima, quindi, queste &#8220;immagini&#8221; che vengono innestate nella mente del <em>brainwashed</em>, finiscono per creare degli <strong>Universi Simbolici</strong> (vere e proprie realtà virtuali che <em>vivono</em> nella mente della vittima di <em>brainwashing</em>).</p>
<p>A questo punto, è abbastanza chiaro come sia facile <strong>demonizzare interi gruppi umani</strong>, semplicemente con la diffusione e reiterazione, a mezzo televisivo, di immagini negative che vengono impiantate nella mente del Popolino, e che vanno quindi a creare un &#8220;<strong>Universo Simbolico</strong>&#8221; del gruppo umano in questione.</p>
<p>Gli esempi, anche recentissimi, si sprecano: per alimentare una falsa &#8220;emergenza sicurezza&#8221;, le Tv italiane (in particolare Studio Aperto), hanno con costanza impiantato &#8220;immagini&#8221; negative sui Rom nella testa dei propri telespettatori, immagini che hanno finito per creare un &#8220;<strong>Universo Simbolico Rom</strong>&#8221; che genera paura e ansia, nonostante il numero dei criminali all&#8217;interno dell&#8217;<strong>Universo Reale Rom</strong> sia un&#8217;esigua percentuale rispetto alle persone oneste. Prendere un brutto caso di cronaca e riproporlo ad esempio su un TG per due settimane di seguito, associandolo sempre al <strong>gruppo umano da demonizzare</strong>, crea proprio quelle <strong>immagini</strong> che andranno a formare nella mente del Popolino un <strong>Universo Simbolico</strong> da incubo che da quel momento in poi verrà per sempre collegato, con delle reazioni &#8220;istintive&#8221; e &#8220;automatiche&#8221;, all&#8217;intero gruppo umano demonizzato dai mass-media.</p>
<p>Altro esempio lampante: per vendere delle guerre di aggressione contro paesi Islamici, e per desensibilizzare l&#8217;uomo occidentale di fronte al massacro di massa dell&#8217;uomo musulmano, da diversi anni vengono diffuse e impiantate altre &#8220;immagini&#8221; che hanno creato un &#8220;<strong>Universo Simbolico Islamico</strong>&#8221; che anch&#8217;esso genera paura e ansia, nonostante del <strong>miliardo e trecentomila</strong> musulmani che ci sono nel mondo  quelli dediti ad atti criminali siano una percentuale insignificante (in Italia solo <strong>uno striminzito <span id="adsads">1,5%</span></strong> degli abitanti è di fede islamica, mentre il gruppo umano più criminale del paese, mafiosi e camorristi, è composto interamente da italiani per buona parte &#8220;devoti alla Madonna&#8221;: descrivere però l&#8217;intero gruppo umano di &#8220;devoti alla Madonna&#8221; come &#8220;mafiosi e camorristi&#8221; sarebbe però commettere lo stesso errore, significherebbe cioè creare un <strong>Universo Simbolico</strong> falso e menzognero per demonizzare un <strong>ben più ampio gruppo umano</strong> che <strong>per la maggior parte non è dedito alla criminalità</strong>).</p>
<p>Questa è una regola universale, che gli <strong id="dasdasdasdsa">onesti</strong> applicano a <em>qualsiasi gruppo umano</em>, mentre i <strong id="dasdsadsaasd">disonesti</strong> sono pronti a demonizzare interi gruppi umani di milioni, centinaia di milioni, o addirittura miliardi di persone, salvo poi chiedere &#8220;garanzie&#8221; affinchè il gruppo umano <em>di cui loro fanno parte</em> non venga attaccato con le stesse tecniche di demonizzazione.</p>
<p>Stesso identico discorso si può fare quindi per il Genere Maschile: negli ultimi decenni i mass-media hanno diffuso ad arte &#8220;immagini&#8221; negative tese a creare un &#8220;<strong>Universo Simbolico Maschile</strong>&#8221; letteralmente disastrato. Dalle &#8220;immagini&#8221; di maschi beoti alla Homer Simpson, a quelle di maschi-stupratori o maschi-violenti, quello che ne esce fuori è un quadro fatto solo di cose negative, che vanno a formare un Universo Simbolico che demonizza un intero gruppo umano formato da oltre <strong>tre miliardi di esseri umani</strong>. Come negli altri casi, anche qui i violenti e gli stupratori sono una percentuale irrilevante, ma l&#8217;immaginario collettivo è rappresentato dalle immagini diffuse dalla propaganda femminista sui mass-media, che vede gli uomini come protagonisti full-time di stupri e violenze varie. Quando <strong>Studio Aperto</strong> manda in onda per settimane di fila lo stesso <em>dubbio</em> caso di stupro, il tutto condito da canzoncine drammatiche e immagini terrificanti, non sta facendo altro che contribuire alla creazione di ulteriori immagini che si aggiungono all&#8217;Universo Simbolico Maschile. Sappiamo, però, che proprio come per i <strong>Rom</strong> e i <strong>Musulmani</strong>, anche il gruppo umano dei <strong>Maschi</strong> è composto per la stragrande maggioranza da individui che non stuprano, non violentano e non uccidono (al massimo, rompono le palle in senso metaforico, ma questo non è ancora un reato e qui sono assieme alle femmine in uno stato di <em>parità sessuale assoluta</em>).</p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;">Altro discorso utile per capire come viene fatto il lavaggio del cervello alle masse, è quello sugli <strong>Universi Simbolici</strong> riguardanti <strong id="asddas">eventi</strong> o <strong id="asddas">interpretazioni di eventi storici</strong>.</p>
<p>Se l&#8217;attacco dell&#8217;11 Settembre 2001, che ha causato <strong>3&#8242;000</strong> morti, era &#8220;<strong>terrorista</strong>&#8220;, l&#8217;Universo Simbolico dell&#8217;attacco all&#8217;Iraq, che ha causato <strong>oltre 1 milione di morti</strong>, è semplicemente una &#8220;<strong>guerra</strong>&#8220;, quando non una &#8220;<strong>missione di pace</strong>&#8221; o &#8220;<strong>guerra di liberazione</strong>&#8220;.</p>
<p>Se il <strong>34%</strong> dell&#8217;immigrazione in Italia è composto da persone provenienti da paesi islamici (cioè una <strong>minoranza</strong> del totale dell&#8217;immigrazione), per l&#8217;<strong>Universo Simbolico Neocon</strong> questa è una &#8220;<strong>invasione</strong>&#8220;, mentre l&#8217;<strong id="adsdasdas">invasione militare a suon di bombe a grappolo</strong> e di &#8220;<em>esportazione di democrazia</em> (cioè di dittatori-pupazzetti manovrati dagli occupanti)&#8221; di molteplici paesi a maggioranza islamica non si capisce cosa sarebbe&#8230; una gita scout ?</p>
<p>Come ben si può notare, le immagini veicolate dai mass-media sono in grado di creare degli <strong>Universi Simbolici Paralleli</strong> che ribaltano in modo totale la <strong>realtà</strong>. Negli ultimi 60 anni un paese islamico è stato cancellato dalle cartine geografiche da immigrati ebrei provenienti da tutto il mondo, diversi altri paesi son stati bombardati a tappeto, come Libano, Iraq, Afghanistan, le loro risorse saccheggiate, le loro popolazioni decimate, torturate e la loro dignità sfregiata dalle truppe straniere, però per l&#8217;<strong>Universo Simbolico Neocon</strong> a subire &#8220;l&#8217;invasione&#8221; saremmo&#8230; noi &#8220;occidentali&#8221; (lo stesso &#8220;Occidente&#8221; è esso stesso un Universo Simbolico che <strong>non esiste</strong>, frutto della fantasia di vari &#8220;intellettuali&#8221; e &#8220;filosofi&#8221; Fallaciani, che vorrebbero creare un Universo Simbolico formato da due immagini rappresentanti blocchi monolitici contrapposti: &#8220;<strong>Occidente</strong> <em>contro</em> <strong>Oriente</strong>&#8220;. Chi ha letto, <strong id="dasdas">e capito</strong>, 1984 di Orwell, sa a cosa mi riferisco).</p>
<p>Come si diceva la creazione di Universi Simbolici                   si applica quindi anche agli <strong>eventi</strong>. Il caso forse più celebre è l&#8217;Olocausto, con tutto il marketing di <strong>simboli</strong> ed <strong>immagini</strong> (<a href="http://www.ibs.it/code/9788817000666/finkelstein-norman-g/industria-dell-olocausto-lo-sfruttamento.html" target="_blank">e tanti soldi</a>) che ci ruota attorno. L&#8217;Olocausto, che ormai è diventato, come giustamente dice Maurizio Blondet, l&#8217; &#8220;<strong>unica religione rimasta</strong>&#8220;, a tal punto che in Europa si passano leggi che impediscono agli storici di indagare i dogmi di questa religione, ha conquistato oggi il monopolio sulle immagini riguardanti il &#8220;genocidio&#8221;, nonostante il 1900 sia stato il secolo dei genocidi, da quello degli Armeni, a quello dei Cambogiani per mano dei Khmer Rossi, fino ad arrivare allo sterminio dei Tutsi in Ruanda, e per andare un pò più indietro il genocidio dei Nativi Americani che fra il 1600 e il 1900 vide la morte di una cifra stimata di oltre <strong>70 milioni</strong> di persone.</p>
<p>Considerato lo scarso interesse mediatico per questi massacri, si evince che intorno all&#8217;Olocausto è stato creato un <strong>Universo Simbolico di Monopolio</strong> per quel che riguarda i <strong>genocidi</strong> (con tutto ciò che ne consegue&#8230;).</p>
<p>Lo stesso <strong>Monopolio</strong> è stato creato anche per la questione della &#8220;sofferenza&#8221; del genere umano: a sentire la propaganda dei mass-media gli unici esseri umani che <em>soffrono</em> son quelli di Sesso Femminile, mentre quelli di Sesso Maschile se la spassano. E&#8217; la propaganda vittimistica del femminismo, che va a rimpinguare di <em>immagini</em> l&#8217;<strong>Universo Simbolico Femminile</strong>, infilando di riflesso anche <em>immagini</em> (negative) nell&#8217;<strong>Universo Simbolico Maschile</strong>.</p>
<p class="style15" style="font-size: 13px;">Un altro Universo Simbolico carico di immagini false, è quello a cui possiamo assistere in questi giorni per l&#8217;uccisione di un soldato italiano in Afghanistan. Viviamo in un&#8217;epoca in cui il <strong id="dasdas">90-95%</strong> delle vittime di guerra sono <strong id="dsasad">civili</strong>, e nonostante questo è stato creato un <strong>Universo Simbolico di Vittimismo</strong> per quel che riguarda&#8230; <strong>i soldati</strong>, cioè le persone in assoluto <strong>più protette e lontane dal pericolo in caso di guerra</strong>. Ecco quindi le celebrazioni a suon di immagini lacrimose e funerali in pompa magna per dei <strong>semplici dipendenti morti sul posto di lavoro</strong>.</p>
<p>Ci si chiede il perchè, tanta commozione e celebrazione non venga riservata anche&#8230; ai <strong>muratori</strong> ? Eppure questi muoiono in numero ben maggiore ogni anno rispetto ai soldati italiani all&#8217;estero in &#8220;<em>missione di pace</em>&#8221; (&#8230;).</p>
<p>Un ben noto Universo Simbolico che ogni anno  genera commozione e lacrime nelle animucce sensibili, è il famigerato e infausto massacro dell&#8217;<strong>8 Marzo</strong>, avvenuto &#8220;anni e anni fa in una fabbrica di New York&#8221;, e che fece &#8220;circa 200 vittime&#8221;, &#8220;tutte donne&#8221;, rinchiuse &#8220;per cattiveria&#8221; dentro la fabbrica &#8220;dal padre-padrone&#8221;. Da questo evento tragico ne deriva l&#8217;Universo Simbolico sulla &#8220;<strong>Festa della Donna</strong>&#8220;.</p>
<p>Peccato che, come succede sempre quando si tenta di descrivere una realtà complessa con semplici immagini propagandistiche, l&#8217;Universo Simbolico sulla &#8220;Festa della Donna&#8221; è sostanzialmente un falso. Infatti l&#8217;8 Marzo di &#8220;tanti anni fa&#8221; a New York non ci fu alcuna fabbrica che andò in fiamme uccidendo 200 donne lavoratrici. L&#8217;incendio avvenne il <strong>25</strong> Marzo del <strong>1911</strong>, e la &#8220;Festa della Donna&#8221; era già stata inaugurata un anno prima, quando venne scelta come data l&#8217;<strong>8</strong> Marzo per commemorare una <strong>manifestazione</strong> di 15&#8242;000 lavoratrici a <strong>New York</strong>. Nel 1911, scoppiò per cause accidentali un incendio che negli USA è ben conosciuto come il &#8220;Triangle Shirtwaist Factory Fire&#8221;, dove morirono circa 150 persone (sia uomini che donne, anche se la maggior parte donne).</p>
<p>Le femministe hanno visto bene di collegare in modo arbitrario un <strong>avvenimento pacifico</strong> (la manifestazione dell&#8217;8 Marzo 1908) e quindi privo di elementi drammatici (che <em>inducono alla colpa</em>) ad un <strong>avvenimento tragico</strong> come l&#8217;incendio che si verificò alcuni anni dopo.</p>
<p>Anche la storia del &#8220;padre-padrone&#8221; che chiuse la fabbrica con i lavoratori dentro è un falso, dato che si tenne un processo e si ascoltarono testimoni che dissero chiaramente di essersi messi in salvo uscendo dal portone principale utilizzando la chiave appesa al portone stesso. Ovviamente, dati i tempi, non si rispettavano le basilari norme di sicurezza, quindi quando un corto circuito provocò l&#8217;incendio, con il fumo e il panico generale, molti lavoratori e lavoratrici non riuscirono a mettersi in salvo, e morirono. Ma oggi, nel 2009, le <em>immagini</em> falsate di questo evento si sono ormai sedimentate nella mente del Popolo, con la conseguenza che ogni 8 Marzo vari giornalisti e giornaliste ricordano &#8220;con dolore&#8221; le origini di questa &#8220;giornata di festa&#8221; in cui si celebra in realtà un <strong>Universo Simbolico</strong> fatto di <em>immagini</em> che ritraggono &#8220;<strong>donne-vittime</strong>&#8221; e &#8220;<strong>uomini-carnefici</strong>&#8220;.</p>
<p>Per chiudere, riporto qui il paragrafo conclusivo di un articolo di <a href="http://blogghete.blog.dada.net/" target="_blank">Gianluca Freda</a>, quanto mai azzeccato per terminare queste lunghe analisi e riflessioni sulla propaganda, con un invito alla <strong>resistenza intellettuale</strong> per tutti coloro che non si sono ancora arresi alle &#8220;immagini&#8221; che ogni giorno i guru dell&#8217;Ingegneria Sociale cercano di innestare nella nostra testa:</p>
<blockquote>
<p class="style15" style="font-size: 13px;">&#8220;Chi comprende la falsità di una proposizione accettata come vera dalla stragrande maggioranza del genere umano si sente spesso solo. I grandi media lo ignorano o lo prendono in giro; parenti e amici lo considerano una persona un po’ tocca che cerca di mettersi in mostra affermando l’esatto contrario di verità risapute. Evitate di arrabbiarvi, di impuntarvi, di strillare. Sarebbe doppiamente inutile: inutile perché non si può sconfiggere con le urla un apparato mediatico globale i cui strilli sono miliardi di decibel più poderosi; e inutile perché portare dalla vostra parte una, dieci o mille persone a suon di strepiti non servirebbe a niente. Le persone sono utili quando ragionano e a ragionare si impara da soli, se mai si impara. Limitatevi a gettare negli altri il seme del dubbio e lasciate che decidano da soli se essere pecore o uomini. L’appoggio entusiastico di una moltitudine di cerebrolesi, in grado di apprezzare solo le vostre urla, sarebbe infinitamente più dannoso della loro inimicizia. Avete contro un sistema di disinformazione in grado di distruggere e riplasmare miliardi di menti nell’arco di un telegiornale, quindi entrare in collisione con la maggioranza del genere umano è una necessaria quotidianità. Accertatevi di avere le spalle per sopportarla. Tenete presente che, stante il continuo bombardamento di stupidaggini da parte dei media, il fatto che la maggioranza degli individui sia convinta della veridicità di un fatto rappresenta il miglior indizio possibile della sua inautenticità. Più fessi ci credono, più è verosimile che abbiano torto. Scrivetevi da qualche parte le parole di Morpheus a Neo e fate in modo di averle sempre di fronte: “<em>La matrice è un sistema, Neo, e quel sistema è nostro nemico. Quando sei al suo interno, cosa vedi? Le menti di quelle persone che stiamo cercando di salvare. Ma finché non ci riusciremo, quelle persone sono parte del sistema e questo le rende nostri nemici. Devi capire che la maggior parte di quelle persone non è pronta per essere scollegata. E molti sono così disperatamente dipendenti dal sistema che combatteranno per difenderlo</em>”.  Non abbiate mai paura della solitudine. Sono i piccoli gruppi di persone consapevoli che hanno sempre cambiato il mondo, non le folle belanti. Lasciate queste folle a pascolare serenamente nella desolazione del loro deserto lunare, a tremare di fronte alla serie infinita di minacce immaginarie che l’orchestra del padrone suona per loro. Se si vuole combattere la paura, il primo luogo da cui bisogna scacciarla è la nostra casa. La paura teme la serenità del pensiero, non le grida. Non dimenticate mai che la pillola rossa è una benedizione che tocca a pochi, e che la luna (quella vera e inviolata) vi sia propizia.&#8221;</p>
</blockquote>
<p class="style15" style="font-size: 13px;">Le parole di Morpheus a Neo sono anche il motto del blog <a href="../" target="_blank">FeMatrix</a>.<br />
Quanto mai attuali e necessarie, se ci si vuole &#8220;<em>sconnettere</em>&#8221; una volta e per tutte dalla <em>Matrice</em>.</p>
<p>&#8230;</p>
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		<title>Vere emergenze e veri &#8220;sciacalli&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Apr 2009 08:09:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[di Icarus.10 - Se il Popolo Bue avesse un benchè minimo grado di razionalità, probabilmente di fronte alla sciagura sismica che ha colpito l&#8217; Abruzzo, capirebbe cosa sia veramente un&#8217;Emergenza, e imparerebbe a distinguerla dalle false &#8220;emergenze&#8221; create ad arte dalla manipolazione terroristica dei mass media. In un paio di mesi, sono bastati tre o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://fematrix.altervista.org/wp-content/uploads/2009/04/berlusconi_fematrix.jpg" rel="lightbox[171]"><img class="alignright size-full wp-image-179" style="border: 1px solid black;" title="berlusconi_fematrix" src="http://fematrix.altervista.org/wp-content/uploads/2009/04/berlusconi_fematrix.jpg" alt="" width="280" height="280" /></a>di <strong>Icarus.10</strong> - Se il Popolo Bue avesse un benchè minimo grado di razionalità, probabilmente di fronte alla sciagura sismica che ha colpito l&#8217; Abruzzo, capirebbe cosa sia veramente un&#8217;Emergenza, e imparerebbe a distinguerla dalle false &#8220;emergenze&#8221; create ad arte dalla manipolazione terroristica dei mass media. In un paio di mesi, sono bastati tre o quattro presunti -e tutti da accertare- casi di violenza sessuale per far gridare la Massa Isterica all&#8217; &#8220;emergenza nazionale stupri&#8221;, a fronte di ben più gravi e numerosi episodi di violenza -in confronto allo stupro- che avvengono ogni giorno, quali omicidi, lesioni, aggressioni a sfondo razziale, torture di Stato, eccetera eccetera.<span id="more-171"></span></p>
<p>In Italia non vi è nessuna emergenza stupri, in primo luogo perchè questa è una Società che si compiace e si diletta del più sfacciato e becero esibizionismo sessuale, ragion per cui suona per lo meno contraddittorio -giusto per usare un eufemismo- questo umore isterico ed emergenziale nei confronti delle presunte violenze sessuali e del conseguente linciaggio contro i suoi autori. In secondo luogo, perchè tre o quattro presunti casi di violenza sessuale -rapportati ad una popolazione di milioni di donne- non possono, certamente, configurarsi come un qualcosa di emergenziale.</p>
<p>In Italia non servono &#8220;decreti anti-stupri&#8221; (le pene già ci sono, e sono severissime e sproporzionate), ma decreti per l&#8217; edilizia. Non servono soldi per finanziare bugiardi e menzogneri &#8220;centri anti-violenza&#8221; oppure per mandare i soldati nelle città, ma per costruire case antisismiche.</p>
<p>Siccome, in tempi di presunta o vera emergenza, occorre creare il Nemico di turno per calmare gli umori forcaioli della Massa Isterica, ecco annoverati anche i cosiddetti &#8220;sciacalli&#8221; nella lista nera delle categorie da linciare (non da punire, ma da linciare): rom, ultras, lavavetri, musulmani, stupratori, sfigati, e chi più ne ha più ne metta.</p>
<p>E&#8217; bastata la notizia dell&#8217;arresto di due uomini che avrebbero rubato 80mila euro dalle case disastrate (poi scarcerati, perchè è stato accertato che i soldi erano loro) per indurre quel miliardario di Berlusconi a voler introdurre nel codice penale il nuovo reato di &#8220;sciacallaggio&#8221; (quando, invece, esiste già, perchè è una forma di furto con aggravante) con ennesime pene sproporzionate.</p>
<p>In realtà, più che ai ladri che vanno a rubare nelle case disastrate -persone senza lavoro che se avessero almeno una miliardesima parte dei soldi che ha il Populista di Arcore, non sarebbero certamente indotte a fare queste cose immorali- io chiamerei sciacalli e sciacallaggio altre persone e altre cose. A cominciare, proprio da colui che grida contro gli &#8220;sciacalli&#8221; e poi si fa fotografare sulle macerie in mezzo ai superstiti pur di accrescere il proprio bagaglio elettorale.</p>
<p>Sciacallo è anche e soprattutto il Popolo, questo ipocrita, perbenista e forcaiolo Popolo, che di fronte a questi disastri, pur di mettersi in bella mostra ed autocelebrarsi, si esibisce in oscene ed ipocrite &#8220;gare di solidarietà&#8221; svuotando, così, questa parola del suo significato più genuino di nobile forma di pietas umana prodotta dal cuore e che -come tale- deve avvenire nell&#8217;ambito della sfera privata, lontana dai riflettori pubblici e mediatici e non certamente sotto forma di teatralizzate iniziative strappalacrime come stiamo vedendo in questi giorni.</p>
<p>Nemmeno con queste grave sciagure e lutti, il Popolo e i suoi viscidi capi trovano modo di stare zitti e di rinunciare alla loro somma Stupidità.</p>
<p>di <strong>Icarus.10</strong>, 9.4.2008<br />
[Autore di <a href="http://ilvolodidedalo.blogspot.com/" target="_blank">Blog di Icarus.10</a>]</p>
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		<title>Il matrimonio in una società femminista</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jan 2009 12:02:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Varie]]></category>

		<category><![CDATA[matrimonio]]></category>

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di AntiFeminist - Mi scrive Icarus, collaboratore di questo blog e autore di SonoAttila, che ha ricevuto questa email da un suo lettore:
&#8220;Ciao sono un ragazzo di 23 anni che per ora non ha decisamente intenzione di sposarsi, ma dato che sento ogni giorno di padri mandati in sciagura da divorzi con figli, cioè casa persa auto etc [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-full wp-image-151" style="margin-left: 20px; margin-right: 20px; border: 1px solid black;" title="matrimonio" src="http://fematrix.altervista.org/wp-content/uploads/2009/01/matrimonio.jpg" alt="" width="280" height="280" /></p>
<p>di <strong>AntiFeminist</strong> - Mi scrive Icarus, collaboratore di questo blog e autore di <a href="http://sonoattila.blogspot.com/" target="_blank">SonoAttila</a>, che ha ricevuto questa email da un suo lettore:</p>
<p style="text-align: left; padding-left: 30px;">&#8220;<em>Ciao sono un ragazzo di 23 anni che per ora non ha decisamente intenzione di sposarsi, ma dato che sento ogni giorno di padri mandati in sciagura da divorzi con figli, cioè casa persa auto etc etc&#8230; mi domandavo se ci fosse un metodo per far si che ciò non accada? e se questo che sto per proporvi sia un buon metodo:</em></p>
<p style="text-align: left; padding-left: 30px;"><em>prima del matrimonio dichiarare la casa in cui si andrà ad abitare(qualora fosse di mia proprietà) ad<span id="more-149"></span> uso ufficio di una SRL e di prendere sempre prima del matrimonio un&#8217;auto aziendale sempre della stessa srl. </em></p>
<p style="text-align: left; padding-left: 30px;"><em>fissare come residenza della mia famiglia in una casa affittata oppure facendo una dichiarazione di ospitalità , anche se in teoria non ci abiterò.</em></p>
<p style="text-align: left; padding-left: 30px;"><em>so che è brutto pensare ciò prima del matrimonio, ma sentendo certi casi penso che vedermi sottratto le mie proprietà in modo quasi incondizionato mi faccia sentire usurpato. Addirittura in casi in cui la mia cara ex porta in casa un nuovo tizio e non lo sposa, pagando vitto e alloggio per tutti e due. Per non parlare di un senso di inferiorità che spesso gli uomini sono costretti a subire durante il matrimonio, dato che un passo falso gli potrebbe scoinvolgere la vita.Ciao</em>&#8220;</p>
<p><strong>L&#8217;unico metodo certo</strong> per evitare di perdere casa, figli, soldi, auto e salute psicofisica è non sposarsi. Ogni strategia, piano d&#8217;azione e precauzioni varie, per quanto ben architettate possano essere, non risolvono i due problemi principali legati al matrimonio in una società femminista come la nostra. </p>
<p>Il primo di questi due problemi principali sorge appena ci si sposa: la moglie da quel preciso momento prende il coltello dalla parte del manico. Il secondo problema è che, in caso di separazione, nella stragrande maggioranza dei casi è l&#8217;uomo a rimetterci.</p>
<p>Per quanto riguarda il Primo Problema, la tua ragazza appena diventa &#8220;moglie&#8221; viene automaticamente investita di un potere che prima, durante la relazione normale, non aveva.<br />
E&#8217; il potere di ricattarti usando come arma lo Stato (Femminista), cioè minacciando la separazione con tutto ciò che ne consegue (il Secondo Problema). Tutte le grane del Primo Problema possono manifestarsi in un&#8217;infinità di modi. Un esempio: avete dei figli, tu vuoi mandarli alla scuola privata, tua moglie alla scuola pubblica. Discutete, litigate, e non arrivate ad un compromesso. La sera, o le sere, dopo il litigio, tua moglie decide di &#8220;ammorbidirti&#8221; un pò: non te la dà. E non te la dà nemmeno il giorno dopo, quello dopo ancora, e magari non si concede per settimane o addirittura mesi. Quest&#8217;arma, quella cioè del ricatto sessuale, l&#8217;aveva anche prima del matrimonio, ma era spuntata, perchè tu le potevi opporre altre armi: ti lascio, vado con un&#8217;altra, vado a prostitute, etc.etc. Tutte queste armi, adesso, non le hai più. O meglio, le hai ma potenzialmente ti si possono ritorcere contro: se la lasci, vai con un&#8217;altra, vai a prostitute o altro tua moglie potrà utilizzare il suo Nuovo Potere, che prima non aveva, e invocare lo Stato (Femminista) per chiedere la separazione e punirti con tutto ciò che ne consegue. </p>
<p>Durante la vita coniugale tua moglie può fare il bello e il cattivo tempo, e dovrai sempre aver presente che per quanto &#8220;terreno&#8221; tu possa guadagnare, lei avrà sempre e comunque il controllo dell&#8217;intero campo di gioco. E&#8217; questa una di quelle situazioni in cui, l&#8217;unico modo per non perdere, è non giocare. Non sposarsi. Non si può e non si deve affidare il proprio destino esclusivamente al &#8220;buon cuore&#8221; della persona con cui si sta insieme. Per gli uomini mancano tutta una serie di garanzie che rendono il matrimonio l&#8217;equivalente della roulette russa.</p>
<p>Una volta che si prende coscienza di questo, bisogna valutare il problema a monte, e prima di chiedersi &#8220;<strong>mi conviene sposarmi ?</strong>&#8220;, sarebbe meglio chiedersi &#8220;<strong>perchè voglio sposarmi ?</strong>&#8220;. </p>
<p>Per i <strong>credenti</strong>, potrebbe sorgere il bisogno di realizzare il sacramento del matrimonio. Ma ha senso realizzare questo sacramento in una società corrotta, in cui il matrimonio sembra esser diventato una scusa per fare baldoria in chiesa per un giorno, e poi spassarsela per una settimana nella &#8220;luna di miele&#8221; alle Maldive, salvo poi dissolvere questo &#8220;legame sacro&#8221; quando Lei decide che è tempo di &#8220;liberarsi dalle catene del marito&#8221; (ma non dal suo conto in banca) ? Non è forse questa, per i credenti, una <strong>grave offesa</strong> al sacramento del matrimonio ?<br />
Così come in una chiesa adibita per le messe nere e l&#8217;adorazione del demonio non si dovrebbe celebrar messa, così in una società corrotta dal tumore femminista non si dovrebbe far uso di tradizioni che di pulito gli è rimasto solo il guscio, ma il cui interno è in putrefazione.<br />
Chi compra una mela perchè attratto dalla buccia lucente e apparentemente sana, per poi scoprire che al suo interno è marcia e con i vermi, non ha certo colpa. E&#8217; stato ingannato. Ma chi ha capito, sa, e ha visto che la mela è marcia, e nonostante ciò decide ugualmente di comprarla, ha solo se stesso da biasimare quando poi verificherà quel che già sapeva prima. </p>
<p>Per i non <strong>credenti</strong>, invece, la questione è molto più semplice, e decidere di non sposarsi prende un significato di indipendenza dal potere sempre più oppressivo dello Stato.<br />
Perchè regalare allo Stato ulteriori libertà di entrare fin dentro le nostre stanze da letto, dandogli in mano ancora più strumenti per punirci nel caso in cui Lei decidesse che è giusto così ?<br />
Questo potere, che lo Stato ha usato e continua ad usare per trasferire soldi dalle tasche degli uomini alle tasche delle donne, e per allargare a dismisura la libertà delle donne a discapito di quella degli uomini, vede oggi la sua più grande espressione proprio nel Matrimonio. Ed è per questo che, proprio mentre si ha il crollo del numero dei matrimoni <strong>[1]</strong>, cioè mentre si va ad indebolire uno degli strumenti che lo Stato usa per allargare il proprio potere sui cittadini, si inizia a parlare di &#8220;nuove soluzioni&#8221; per sostituire questa tradizione ormai marcescente. Ecco dunque l&#8217;entrata in scena di &#8220;matrimoni moderni&#8221;, cioè i DICO, i PACS, e altre diavolerie simili, che vorrebbero -con la scusa dei diritti degli omosessuali- far cadere nel calderone femminista proprio quegli uomini eterosessuali che iniziano a guardare con diffidenza il matrimonio tradizionale <strong>[2]</strong>.<br />
Se questi uomini non si sposano, come farà poi lo Stato a trasferire parte dei loro soldi ad altrettante donne ? E come farà a restringere ulteriormente le loro libertà, impoverendoli, se questi non sposandosi hanno deciso di privare lo Stato di quest&#8217;arma ?</p>
<p><strong>L&#8217;unica soluzione è non sposarsi.</strong> Se si vuole vivere l&#8217;esperienza della vita coniugale, si può sempre sperimentare con delle convivenze più o meno lunghe <strong>[3]</strong>, sempre a patto che non vengano fatte leggi insidiose e ingannevoli per equiparare la convivenza al matrimonio.<br />
Una cosa, infine, va detta con grande chiarezza: chi compera una mela avvelenata, sapendo che è avvelenata, non si aspetti poi alcuna &#8220;solidarietà&#8221; da parte dei suoi simili quando l&#8217;effetto letale del veleno inizierà a farsi sentire. </p>
<p>Chi è causa del suo mal pianga se stesso. </p>
<p>di <a href="http://antifeminist.altervista.org/"><strong>AntiFeminist</strong></a>, 28.1.2009 <br />
[Autore di <a href="http://antifeminist.altervista.org/">AntiFeminist Online Journal</a>]<br />
 </p>
<p><strong>Note:</strong><br />
<strong>[1]</strong> Negli ultimi trent&#8217;anni sono diminuiti del 32,4%, dati ISTAT 2006.<br />
<strong>[2]</strong> Secondo recenti statistiche dell&#8217;ISTAT, le coppie di fatto eterosessuali sono attualmente circa 555.000, mentre 10 anni fa erano meno della metà: 227.000. Lo Stato (Femminista) sta cercando, e trovando, nuovi metodi creativi per continuare a saccheggiare le proprietà degli uomini, bloccando di fatto ogni possibile convivenza fra uomo e donna che non sia sanzionata, controllata, e circoscritta in un campo minato con ordigni anti-uomo che garantisca la punizione della parte maschile della coppia in caso di separazione. In questo scenario, un uomo che decide di sposarsi non ha tutte le rotelle apposto. <br />
<strong>[3]</strong> Sulla questione della convivenza, vedere <a href="http://www.separazione-divorzio.com/convivenza.php" target="_blank">questo link</a>.</p>
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		<title>Dietro la vendetta delle signore il disorientamento spirituale della modernità</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jan 2009 15:59:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Articoli]]></category>

		<category><![CDATA[miti femministi]]></category>

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		<description><![CDATA[di Francesco Lamendola - E poi c&#8217;è qualcuno che ha il coraggio di dire che la politica italiana è dominata dal più bieco e anacronistico maschilismo.
Ma se sono sempre le signore a fare il bello e il cattivo tempo, a decretare la salvezza o la caduta ignominiosa dei governi. Come si è visto anche negli ultimi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal"><span><a href="http://fematrix.altervista.org/wp-content/uploads/2009/01/mastella.jpg" rel="lightbox[137]"><img class="alignright size-full wp-image-139" style="margin-top: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 20px; margin-right: 20px; border: 1px solid black;" title="mastella" src="http://fematrix.altervista.org/wp-content/uploads/2009/01/mastella.jpg" alt="" width="280" height="280" /></a>di <strong>Francesco Lamendola</strong> - E poi c&#8217;è qualcuno che ha il coraggio di dire che la politica italiana è dominata dal più bieco e anacronistico maschilismo.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Ma se sono sempre le signore a fare il bello e il cattivo tempo, a decretare la salvezza o la caduta ignominiosa dei governi. Come si è visto anche negli ultimi giorni.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Se l&#8217;onorevole Dini non avesse dovuto vendicare l&#8217;affronto subito dalla sua signora, scampata a notevoli guai giudiziari solo grazie all&#8217;indulto; e se l&#8217;onorevole Mastella non avesse dovuto fare altrettanto, dopo che qualche magistrato impudente e scriteriato aveva osato porre agli <span id="more-137"></span>arresti domiciliari la sua dolce metà; si può ragionevolmente pensare che il governo Prodi sarebbe finito così ingloriosamente, come è finito?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>E tornano alla mente le parole della signora Poggiolini (qualcuno se ne ricorda?), che, in pieno scandalo di Tangentopoli, apostrofava aggressiva i giornalisti con le profetiche parole: «<em>Voi</em> italiani, ve ne accorgerete! Finirete molto male!».</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Infatti, ce ne stiamo accorgendo. Ce ne stiamo accorgendo che al peggio non c&#8217;è mai fine, che si può scendere la china ogni giorno di più, sempre più in basso: contro tutte le leggi conosciute della geometria, della logica e della meccanica. Povera Italia, trascinata sempre più in basso da una classe dirigente senza pudore e senza vergogna: sfrontata, corrotta, inefficiente, boriosa e irrimediabilmente parassitaria e opportunista.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>E pure matriarcale, nel senso peggiore del termine.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Con la signora Berlusconi che si rivolge alla stampa per tirare le orecchie al marito, come in uno scadente programma televisivo di Maria De Filippi, trasformando milioni di cittadini in altrettanti guardoni involontari di beghe familiari che non li riguardano. O con la signora Levi Montalcini che dichiara alla stampa che anche lei avrebbe firmato la lettera dei docenti della Sapienza che non volevano la visita del papa, ma che non ha potuto perché legata da rapporti professionali col Vaticano. Dove non si sa se sia più sgradevole la presa di posizione in se stessa (chissà se si sarebbe opposta anche a una visita del rabbino capo della Sinagoga) o la motivazione, dichiaratamente opportunistica, per cui non l&#8217;ha manifestata.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Dice un proverbio che non si dovrebbe battere una signora neanche con un fiore. Ma la cultura italiana, imbevuta di mammismo e, più di recente, di retorica post-femminista, ha spinto la sua galanteria, o piuttosto la sua demagogia, verso il gentil sesso, fino a livelli di abietto servilismo e di vero e proprio masochismo. Cosa non si farebbe per conquistare i voti dell&#8217;elettorato femminile! Nessuno sproloquio piagnucoloso, nessuna bassa adulazione, nessuna sfacciata ipocrisia sembrano troppo mortificanti, quando si tratta di ingraziarsi le elettrici.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Così come la nostra classe dirigente è affetta da una vergognosa deriva populista, altrettanto lo è da una inarrestabile deriva pseudo-femminista. Della serie: le donne hanno sempre ragione; le donne sono migliori degli uomini; quanto sarebbe bello il mondo, se solo le donne fossero al potere.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Ma le abbiamo già viste, le donne al potere. Le abbiamo già viste, le signore Allbright e le signore Rice: ciniche, spietate, bugiarde, violente: hanno firmato alcuni dei peggiori crimini, alcune delle pagine più brutte della storia degli ultimi anni. E sorridevano, sui mucchi dei cadaveri iracheni, nel carcere di Abu Ghraib; e ridevano, mentre torturavano e infliggevano sevizie sessuali a degli uomini nudi e inermi. Anzi, anche il direttore del carcere era una donna, un pezzo grosso dell&#8217;esercito americano.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Certo, accanto a loro c&#8217;erano dei colleghi maschi. Verissimo.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Resta il fatto che esistono ragioni di perplessità davanti all&#8217;affermazione che le donne, se fossero al potere, instaurerebbero una diversa modalità della politica. Questo sarebbe credibile se esistesse qualche sia pur debole indizio che le donne, antropologicamente (o ginecologicamente?), sono meno aggressive, più pacifiche e più concilianti degli uomini. Ma tali indizi non esistono, e le donne più intelligenti sono le prime ad ammetterlo. Esse hanno sempre amato la competizione, la guerra, il potere; solo che, nelle società patriarcali, hanno dovuto dissimulare queste loro caratteristiche. E, come direbbe il buon vecchio Nietzsche, la dissimulazione porta con sé la cattiva coscienza e, con essa, una carica pressoché illimitata di pulsioni distruttive e una capacità praticamente inesauribile di rancore.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Quando l&#8217;Italia fu frastornata, per settimane e per mesi, dal clamore mediatico intorno al delitto di Cogne, l&#8217;argomento principale degli innocentisti fu che una donna, anzi una mamma, mai e poi mai<span> </span>potrebbe fare del male al proprio bambino. Ma era soltanto un esorcismo, un pio desiderio creato per tranquillizzarsi, per salvare dal naufragio la propria immagine del mondo: mammista, buonista e zuccherosa.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Oppure si pensi a quell&#8217;altro, atroce fatto di cronaca nera: a quella madre siciliana che commissionò, insieme alla figlia, l&#8217;esecuzione del proprio figlio, reo di aver infranto il codice d&#8217;onore della onorata società mafiosa.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Non è affatto vero che le donne siano &#8220;naturalmente&#8221; più dolci e più buone degli uomini; specialmente fra di loro, è vero semmai il contrario. Non esiste praticamente cattiveria o bassezza che una donna non farebbe a danno di un&#8217;altra donna, quando siano in gioco la sua vanità e la sua smania di protagonismo. Gli inquirenti di Perugia, ad esempio, sono convinti che Amanda Knox odiasse la povera Meredith per il solo fatto che, nel locale dove entrambe lavoravano, la seconda - più semplice e meno narcisista - riscuoteva le simpatie dei clienti, mettendo in ombra la prima. Essere messa in ombra da una rivale: ecco ciò che una donna non può assolutamente accettare, che non può assolutamente perdonare.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Intendiamoci: esistono delle eccezioni. Ed esistono molti uomini, specialmente se effeminati (per quanto palestrati e apparentemente sicuri di sé) che condividono questa psicologia della competizione sfrenata, della gelosia a tutto campo, del rancore implacabile, del cieco desiderio di vendetta dell&#8217;amor proprio ferito. Ciò non è per nulla in contraddizione con quanto abbiamo detto prima, anzi completa il quadro che abbiamo or ora delineato. In una società che idealizza la donna fino al punto di creare di lei un&#8217;immagine puramente fantastica (come Emilio Brentani fa con Angiolina in <em>Senilità </em>di Italo Svevo), nulla di più naturale che gli uomini, svirilizzati, invece di &#8220;imporre&#8221; alle donne le loro qualità virili - la lealtà, la schiettezza, la trasparenza -, imitino da esse le loro qualità peggiori: la dissimulazione, il nascondimento, l&#8217;ipocrisia, il segreto desiderio di rivalsa.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>In una società sana, ciascuno dei due sessi svolge il proprio ruolo specifico: ruolo complementare, e perciò diverso da quello dell&#8217;altro. Ma la nostra società è profondamente malata: e sono state proprio le donne, che silenziosamente e coraggiosamente sostenevano gran parte del suo peso, a perdere la testa più in fretta, in questi ultimi anni (cfr. i nostri precedenti articoli <em><span> </span>È la donna, oggi, l&#8217;anello debole della catena</em> e <em>Il demone segreto dell&#8217;infelicità femminile</em>, sempre sul sito di Arianna Editrice). Da quando hanno rinunciato al loro specifico ruolo femminile per diventare la caricatura del maschio stupido (Spengler avrebbe detto, parlando delle &#8220;maschiette&#8221; degli Anni Venti: da quando, invece di bambini, hanno dei problemi), i cerchioni della famiglia hanno cominciato a saltare e, con essi, per un inarrestabile processo a catena, quelli della società intera. Le donne, a un certo punto, sono impazzite, e hanno affrettato l&#8217;impazzimento della società.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Il fatto è che non sono neppure felici.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Inseguendo il modello edonistico del maschio idiota (non del maschio normale e responsabile: del maschio idiota), le donne sono cadute nel patetico e nel grottesco: le sessantenni<span> </span>hanno voluto far concorrenza alle liceali <em>sul loro stesso terreno</em>; oppure si sono abbandonate alla sterile vanità del potere. Basta chiedere a una donna, per esempio, se preferisce lavorare con un capo ufficio maschio o donna: novantanove volte su cento, ella risponderà di preferire un capo di sesso maschile: perché una donna al potere è, spesso, il peggiore aguzzino per i suoi sottoposti, <em>e specialmente per le sue sottoposte. </em>Tutto il suo sadismo represso può finalmente trovare sfogo nell&#8217;esercizio del potere: e che palpiti di voluttà, che fremiti di piacere trova in esso. Esattamente quanti ne trovano gli uomini poco virili che un fato maligno (per sé e per gli altri) ha collocato, anch&#8217;essi, in una posizione di potere…</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Queste riflessioni non sono rivolte contro le donne.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Sono rivolte contro la degenerazione e contro l&#8217;obnubilamento dei ruoli sessuali; contro la micidiale confusione che ha colpito in maggior misura, a nostro avviso, le donne, per tutta una serie di ragioni economiche, sociali, culturali e psicologiche. E non stiamo facendo l&#8217;apologia dei bei tempi andati, quando le donne erano relegate tra pentole, fornelli e calzini di lana. No di certo: casomai, vorremmo fare l&#8217;apologia del bel tempo andato, quando la donna era fiera di essere donna, e l&#8217;uomo era fiero di essere uomo; ed entrambi, invece di tormentarsi in una pirandelliana commedia dei dispetti e delle ripicche, si incontravano e si sostenevano a vicenda, in vista di un progetto più grande del loro puro e semplice piacere. Il progetto di metter su una famiglia, di allevare dei figli, di prendersi cura dei genitori anziani; insomma, di contribuire alla stabilità e al benessere (non solo e non tanto economico) dell&#8217;intera società.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Nell&#8217;ambito di un tale progetto, un ruolo eminente era assunto dalla donna. In Friuli, la terra della nostra infanzia, si diceva (non sappiano se il detto esiste ancora) che la donna sorregge tre dei quattro angoli su cui poggia una casa.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Qualcuno dirà che una tale epoca non è mai esistita. Non è vero:<span> </span>è esistita, e molti di coloro che hanno una certa età ne conservano un vivido e grato ricordo. Molti ricordano le mamme che, pur stanche alla fine della giornata, rubavano qualche altro momento al meritato riposo per stare un po&#8217; con i figli, per raccontar loro una fiaba, per consolare le loro piccole pene; oppure che cantavano loro una canzone, una filastrocca, una ninna-nanna. Molti ricordano i papà che, pur pieni di preoccupazioni d&#8217;ogni genere, si facevano in quattro per dare serenità e sicurezza ai propri figli: ma senza strafare e senza viziarli, senza scusarli e giustificarli in tutto. Molti, poi, ricordano i nonni,:<span> </span>che erano figure importanti, preziose, educative nel rapporto con i nipotini.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>C&#8217;era, parlando in generale (e, quindi, con le debite eccezioni), un senso del dovere largamente diffuso. Non stiamo parlando di secoli e secoli fa, ma di pochi decenni fa: di una o, al massimo, due generazioni prima di ora. Adesso, i rapporti si sono invertiti. Sacrificare il proprio piacere per dedicarsi ai figli, ai nipoti o ai genitori anziani è diventa l&#8217;eccezione alla regola; e la regola è quella di inseguire, senza riguardo per alcuno, il proprio miraggio edonistico. Ringraziando il regressivo modello americano e tutte le idiozie e le spazzature che mamma tivù quotidianamente ci propina (ma che non ci propinava la tivù del canale unico, capace di fare educazione e di promuovere cultura e livelli tutt&#8217;altro che banali).</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Che dire a questo punto? Possiamo ancora immaginare dei rimedi, una rifondazione di valori che salvi la nostra società della disgregazione totale?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Forse; ma il cammino che ci attende sarà tutto in salita. Troppe scelte facili e furbesche, troppi compromessi, troppa irresponsabile demagogia hanno inquinato le nostre menti e i nostri cuori; e non si possono scaricare tutte le colpe su Mammona. Se il denaro, il piacere e il potere sono diventati le nostre nuove divinità, vuol dire che un processo di decadenza morale era già in corso da lungo tempo, e che le fondamenta della nostra bella casa erano già marce e putrefatte senza che ce ne accorgessimo.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Dobbiamo avere il coraggio e l&#8217;umiltà di ripartire da zero. <em>Europa, anno zero</em>, dovremmo dire, parafrasando il titolo del celebre film di Roberto Rossellini. Come se fossimo appena usciti da una guerra catastrofica e da una sconfitta totale.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Già: ripartire da zero, demolendo i ruderi pericolanti delle nostre false sicurezze.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Ma quanti di noi ne avranno il coraggio?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Eppure, non c&#8217;è altra strada.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>O, almeno, non c&#8217;è altra strada che ci consenta di conservare un briciolo di onore, di fierezza e dignità.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span class="artAutore">di <strong>Francesco Lamendola</strong>, 26.1.2008</span><br />
<span class="newsSottotitolo">Fonte: <a title="Arianna Editrice" href="http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=16589" target="_blank">Arianna Editrice</a></span></p>
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		<title>Facebook censura la mamme esibizioniste</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jan 2009 15:25:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>

		<category><![CDATA[demenza femminista]]></category>

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		<description><![CDATA[di AntiFeminist - &#8221;Scoppia la polemica in casa Facebook. Migliaia di donne stanno protestando controilsocial network, che ha rimosso dai profili alcune immagini di bambini mentre vengono allattati dalle loro mamme. L&#8217;accusa? Sono indecenti. &#8220;Le foto che mostrano completamente il seno violano le nostre regole e devono essere tolte&#8221;, ha dichiarato il portavoce di Facebook Barry Schnitt. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-full wp-image-102" style="border: 1px solid black;" title="facebook2" src="http://fematrix.altervista.org/wp-content/uploads/2009/01/facebook2.jpg" alt="" width="280" height="280" />di <strong>AntiFeminist</strong> - &#8221;Scoppia la polemica in casa Facebook. Migliaia di donne stanno protestando controilsocial network, che ha rimosso dai profili alcune immagini di bambini mentre vengono allattati dalle loro mamme. L&#8217;accusa? Sono indecenti. &#8220;Le foto che mostrano completamente il seno violano le nostre regole e devono essere tolte&#8221;, ha dichiarato il portavoce di Facebook Barry Schnitt. &#8220;E&#8217; censura&#8221;, &#8220;E&#8217; lactofobia&#8221;, è la risposta delle madri, che in questi giorni hanno organizzato una manifestazione di fronte alla sede del social network, in California. Il gruppo &#8221;Hey Facebook, l&#8217;allattamento al seno non è osceno&#8221; conta già 80mila iscritti e online si sta infuocando il dibattito.&#8221;</p>
<p><span id="more-93"></span> <em>Fonte: </em><strong><em>Repubblica</em></strong><em>, 1 Gennaio 2009</em></p>
<p>La notizia delle madri esibizioniste è stata ripresa anche da altri siti e giornali. Questi alcuni titoli:</p>
<p><a href="http://www.vivereitalia.eu/index.php?page=articolo&amp;articolo_id=184999"><strong>&#8220;Allatti tuo figlio? Per Facebook è osceno&#8221;</strong></a></p>
<p><a href="http://www.julienews.it/notizia/19771_facebook-dichiara-guerra-allallattamento.html" target="_blank"><strong>&#8220;Facebook dichiara guerra all&#8217;allattamento&#8221;</strong></a></p>
<p>L&#8217;idiozia del primo titolo si commenta da sola. L&#8217;oscenità non sta certo nell&#8217;allattamento, quanto piuttosto in questa pulsione isterica di mettere sempre in piazza la propria intimità, trasformandola in uno spettacolo da circo ad uso e consumo di casalinghe annoiate, pedofili, e psicopatici vari. Gente che si è stancata dei soliti &#8220;reality&#8221; e che adesso vuole ficcare il naso negli affari sempre più intimi di altre persone. Ed è proprio il caso di dirlo, qui in &#8220;occidente&#8221; (un&#8217;abbreviazione per Europa e Nord America), la domanda per questo genere di intrattenimento stimola l&#8217;offerta.</p>
<p>Ecco dunque farsi strada una mandria di femmine sfatte, obese, o semplicemente brutte da vedersi, che offrono i loro momenti più intimi ad una platea di porci e scrofe cantanti, tutto in nome di un frainteso &#8220;progressismo&#8221;, che dopo aver assistito al teatrino dell&#8217;orrido si complimentano poi con i suoi attori principali.</p>
<p>Dicono che l&#8217;allattamento è un atto naturale. Ed è vero.<br />
Ma anche cagare è un atto naturale: perchè vietarlo su Facebook, o su Youtube ? E&#8217; forse osceno, quando il corpo espelle le sostanze non assorbite dall&#8217;intestino ? E&#8217; una funzione dell&#8217;organismo del tutto naturale, tanto quanto l&#8217;allattamento. </p>
<p>Il secondo titolo parla di &#8220;guerra dichiarata all&#8217;allattamento&#8221; da parte di Facebook: titolo possibilmente ancora più idiota del primo. In un articolo del Corriere della Sera, interviene anche Federica Panicucci: </p>
<p style="padding-left: 30px; "><em>«È ridicolo! Una madre che allatta non è pornografia!». Si arrabbia Federica Panicucci, mamma di due bimbi e appassionata sostenitrice dell&#8217;allattamento al seno. Anche lei è su Facebook, «ma non capisco questo divieto, allattare il proprio bimbo è la cosa più bella e naturale che ci sia». Però ammette: «Io non pubblicherei mai le mie foto mentre allatto»</em></p>
<p>Nemmeno scopare, è pornografia. E&#8217; l&#8217;esibizione pubblica di quell&#8217;atto che lo rende pornografia. Allo stesso modo, anche l&#8217;esibizione pubblica di una madre che allatta, o di un uomo che caga, potrebbe venir definita come una forma di pornografia. Alla fine comunque la Panicucci ammette che lei non metterebbe mai in mostra quell&#8217;atto così intimo tra lei e i suoi figli. </p>
<p>Il gruppo di madri esibizioniste ha raccolto per una petizione già 100&#8242;000 persone, tutte pronte ad immolarsi per quest&#8217;ennesima battaglia demente partorita dal &#8220;popolo americano&#8221;. Alcune delle foto censurate da Facebook sono state comunque pubblicate <a href="http://www.tera.ca/photos6.html" target="_blank">in un altro sito</a>, con tanto di commenti scandalizzati delle povere vittime di questo ennesimo &#8220;affronto patriarcale e maschilista&#8221;.</p>
<p style="text-align: left;">Queste alcune delle foto che son state censurate da Facebook:</p>
<p style="text-align: left;"><strong>-<a href="http://fematrix.altervista.org/wp-content/uploads/2009/01/1.jpg" target="_blank" rel="lightbox[93]">FOTO 1</a></strong><br />
<strong>-<a href="http://fematrix.altervista.org/wp-content/uploads/2009/01/2.jpg" target="_blank" rel="lightbox[93]">FOTO 2</a><br />
-<a href="http://fematrix.altervista.org/wp-content/uploads/2009/01/3.jpg" target="_blank" rel="lightbox[93]">FOTO 3</a> </strong></p>
<p style="text-align: left;">La rimozione dell&#8217;ultima foto avrà causato il dispiacere di tanti pedofil<strong>* </strong>-per usare lo slang progressista/femminista- in giro per il mondo.</p>
<p>di <a href="http://antifeminist.altervista.org/"><strong>AntiFeminist</strong></a>, 2.1.2009 <br />
[Autore di <a href="http://antifeminist.altervista.org/">AntiFeminist Online Journal</a>]</p>
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		<title>Capito? Anche gli incidenti stradali sono &#8220;maschilisti&#8221;</title>
		<link>http://fematrix.altervista.org/?p=48</link>
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		<pubDate>Sun, 07 Dec 2008 21:36:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>

		<category><![CDATA[parità (?)]]></category>

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		<description><![CDATA[di Icarus.10 - Ecco un altro esempio di &#8220;parità&#8221; femminista. Trascrivo l&#8217;articolo di giornale. I commenti in rosso, nelle parentesi quadre, sono mie:
&#8220;Le prime a sperimentarlo saranno mille donne milanesi. Nella loro auto sarà inserito un piccolo trasmettitore GPS, in grado di affrontare i rischi che in generale le donne corrono sulle strade: incidenti, guasti meccanici, peggio ancora, aggressioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://fematrix.altervista.org/wp-content/uploads/2008/12/automobiliste.jpg" rel="lightbox[48]"><img class="alignright size-medium wp-image-49" title="automobiliste" src="http://fematrix.altervista.org/wp-content/uploads/2008/12/automobiliste.jpg" alt="" width="280" height="280" /></a>di <strong>Icarus.10</strong> - Ecco un altro esempio di &#8220;parità&#8221; femminista. Trascrivo l&#8217;articolo di giornale. I commenti in rosso, nelle parentesi quadre, sono mie:</p>
<p><em>&#8220;Le prime a sperimentarlo saranno mille <strong>donne</strong> milanesi. Nella loro auto sarà inserito un piccolo trasmettitore GPS, in grado di affrontare <strong>i rischi che in generale le donne corrono sulle strade: incidenti, guasti meccanici,</strong> peggio ancora, aggressioni e atti di violenza. Il progetto pilota, presentato ieri a Milano dal ministro Mara Carfagna e dal sindaco meneghino Letizia Moratti, è sostenuto dalla fondazione Ania: per tre anni si assumerà tutti i costi <span style="color: #ff0000;">[</span><span><span style="color: #ff0000;">prima di delegarli, poi allo Stato, con i soldi dei contribuenti, soprattutto maschi</span></span><span style="color: #ff0000;">]</span></em><em>. Presto sarà esteso anche a Roma e a Napoli.. Come funziona. In pratica</em> <em><strong>nelle auto delle donne</strong></em> <em>sarà installata una <strong>&#8220;scatola rosa&#8221;,</strong> <span id="more-48"></span>collegata 24 ore su 24 al soccorso stradale e alle centrali delle forze dell&#8217;ordine. In caso d&#8217; incidente, il dispositivo è in grado di far scattare automaticamente la richiesta d&#8217;aiuto <span style="color: #ff0000;">[</span><span><span style="color: #ff0000;">e se è un uomo, che crepi pure</span></span><span style="color: #ff0000;">]</span></em><em>. Ma oltre a questa funzione, la scatola rosa si attiva anche su chiamata, tramite pulsante e un telecomando, per permettere alle donne che si trovino in una situazione di difficoltà o pericolo, di lanciare un Sos. Realtà frequenti, come dimostra uno studio mdell&#8217; Ania relativo agli incidenti stradali: nel 2007 sono state 1.005 le donne vittime di incidenti mortali </em><em><span style="color: #ff0000;">[</span><span><span style="color: #ff0000;">di uomini, invece, ne sono stati 4100</span></span><span><span style="color: #ff0000;">]</span>&#8220;</span></em><br />
<em><strong></strong><br />
</em>Avete capito bene?Se una donna si troverà con l&#8217;auto in panne, oppure ferita in un incidente stradale, grazie al GPS, usufruirà di soccorsi speciali e immediati,che invece i &#8220;colpevoli&#8221; di appartenere al genere maschile non potranno avere e che dovranno, quindi, arrangiarsi, con la speranza che nelle vicinanze ci sia qualche telefono d&#8217;emergenza, o che qualche automobilista pietoso chiami un&#8217; autoambulanza. Perchè questa disparità di trattamenti? Semplice, perchè c&#8217;è il &#8220;<em>maschilismo che opprime le donne</em>&#8220;. Infatti, <strong>anche </strong>le donne, quando si trovano in auto, possono trovarsi con il motore guasto, o peggio, essere vittime di sinistri stradali. Poverine. Quindi anche i motori, le candele, o le gomme dell&#8217; auto sono maschiliste perchè &#8220;osano&#8221; guastarsi <strong>anche</strong>quando al volante ci sono le donne.Si sa, queste cose devono accadere <strong>solo</strong> ai maschi, quindi,come si permettono di colpire anche le donne?! Sono tutti maschlisti, e non solo i maschi, ma anche la natura, anche il caso, anche la probabilità..anche il motore a scoppio, anche i virus, anche la benzina, anche l&#8217;inquinamento bla,bla.Tutto e tutti ce l&#8217;hanno con le donne. Loro che sono &#8220;creatutre angeliche&#8221;, le quali &#8220;<em>non vanno toccate nemmeno con un fiore</em>&#8220;, perchè sono sempre buone, incapaci di concepire il male, che non calpestano mai i sentimenti, che non tradiscono mai, che non lasciano mai i loro mariti, che non divorziano mai.Ma perchè, quindi, tutto questo accanimento nei loro confronti? E come se non bastasse,anche gli incidenti stradali sono maschilisti perchè osano &#8220;accadere&#8221;<strong> anche</strong>quando al volante ci sono le appartenenti al &#8220;gentil sesso. L&#8217;articolista dice, con rammarico, che nel 2007 vi sono state 1005 donne vittime di sinistri stradali. Di uomini, però, ne sono morti in un numero ben 4 volte superiore, ma-si sa- questa società è così &#8220;maschilista&#8221; che la vita degli uomini vale molto meno delle donne. E&#8217; questa la &#8220;parità&#8221; dei sessi.</p>
<p><a href="http://www.fondazioneania.it/index.asp?a=progetti&amp;b=scatola_rosa">http://www.fondazioneania.it/index.asp?a=progetti&amp;b=scatola_rosa</a></p>
<p>di <a href="http://sonoattila.blogspot.com/"><strong>Icarus.10</strong></a>, 26.11.2008<br />
[Autore di <a href="http://ilvolodidedalo.blogspot.com/">Blog di Icarus.10</a>]</p>
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		<title>Maschi Pentiti: gli odierni Kapos e sacerdoti di una nuova religione</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Dec 2008 20:19:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[di Icarus.10 - Contrariamente a quanto si pensi, i famigerati Kapos dei campi di concentramento nazisti, non erano affatto degli addetti nazisti e &#8220;ariani&#8221;, ma essi stessi prigionieri, e per di più ebrei.
Primo Levi, superstite di Auschwitz, in quel capolavoro del suo libro &#8220;Se questo è un uomo&#8220;, spesso si sofferma con amarezza sulla bruta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://fematrix.altervista.org/wp-content/uploads/2008/12/foto_m.jpg" rel="lightbox[33]"><img class="alignright size-full wp-image-42" title="foto_m" src="http://fematrix.altervista.org/wp-content/uploads/2008/12/foto_m.jpg" alt="" width="280" height="280" /></a>di <strong>Icarus.10</strong> - Contrariamente a quanto si pensi, i famigerati Kapos dei campi di concentramento nazisti, non erano affatto degli addetti nazisti e &#8220;ariani&#8221;, ma essi stessi prigionieri, e per di più ebrei.</p>
<p>Primo Levi, superstite di Auschwitz, in quel capolavoro del suo libro &#8220;<span>Se questo è un uomo</span>&#8220;, spesso si sofferma con amarezza sulla bruta figura dei Kapos, una sorta di capi-prigionieri che si occupavano, per conto della direzione del campo, di impartire ordini e disposizioni agli altri prigionieri loro subalterni.</p>
<p>Spietati e feroci nell&#8217; umiliare e percuotere i loro consaguigni prigioneri sottoposti, i Kapos ebrei, che avevano acquisito questo grado di prominenza ingraziandosi la considerazione e la &#8220;simpatia&#8221; dei guardiani (le SS) e dei responsabili del campo, potevano conservare quel così agiato ruolo solamente<span id="more-33"></span> attraverso una costante oppressione dei loro compagni di ruolo inferiore; insomma il grado di brutalità e ferocia era un indispensabile requisito da esibire al cospetto delle SS, per ottenere e mantenere quel grado di prominenza che fatiche e stenti risparmiava, con conseguente incremento della possibilità di sopravvivenza.</p>
<p>Casi simili di oppressione di schiavi su altri schiavi, si sono riscontrati-in un periodo antecedente a quello nazista- nelle Americhe, nel periodo più acuto della tratta dei negri, allorchè tra gli schiavi neri dei bianchi proprietari di terre e piantagioni, venivano reclutati dei capi schiavi che -anche loro come i futuri i kapos- si occupavano di sorvegliare i loro compagni consaguigni prigionieri e di frustarli, in caso di mancanze o insubordinazione, al grido di &#8220;sporco negro&#8221;.</p>
<p>Il principio di base su cui si reggeva la struttura sociale della gerarchia schiavistica nelle piantagioni americane e nei lager nazisti era lo stesso su cui, oggi, poggiano i presupposti del &#8220;maschiopentitismo&#8221;. I <span>Maschi Pentiti</span>, rappresentano, purtroppo, in Occidente, una fetta considerevole -e forse, maggioritaria- del genere maschile, e la loro influenza negativa sulla dignità maschile -accompagnata al contempo dalla divininizzazione nei confronti del genere femminile- è così devastante, che essi possono essere considerati le pedine fondamentali attraverso cui la dittatura femminista e femminile -imperante in Occidente- esercita la sua egemonia e il suo controllo sia nei sistemi politici, economici e produttivi, sia nelle coscienze delle persone. I maschi pentiti sono la ragione stessa dell&#8217; esistenza, della sopravvivenza e della consolidamento del <span>Sistema Vaginocentrico </span>-cioè di quella vasta struttura di privilegi giuridici, sociali, morali ed economici di cui godono le donne occidentali a tutto discapito degli uomini- in quanto, con la loro presenza nei sistemi di potere politici, economici e giuridici, permettono alle donne di usufruire dei suddetti privilegi, e, inoltre, la loro genuflessione nei confronti del genere femminile, unita all&#8217;autodenigrazione del genere a cui fanno parte -quello maschile- sancisce di fatto la vittoria delle tesi femministe, in quanto accreditatesi presso il popolobue (&#8221;<span>se lo dicono i maschi stessi&#8230;</span>&#8220;).</p>
<p>Per quanto riguarda il parallelismo prima constatato va detto che mentre quella dei capi-schiavi neri e dei kapos, era una reazione che, tutto sommato, rispondeva ad una logica di sopravvivenza in un contesto di morte e distruzione umana, quello dei maschi-pentiti, è, invece, semplicemente, un modo sado-masochistico -nel senso psichico della sua accezione- di relazionarsi con le persone appartenenti al &#8220;gentil sesso&#8221;, insomma, una sorta di schiavismo psicologico autoindotto finalizzato ad acquisire considerazione e credito presso le donne e in generale verso il Sistema imperante.</p>
<p>E così mentre il regime vulvocratico regna arrogante e incontrasto -insinuandosi fin dentro le menti umane, manipolandole- i Maschi Pentiti hanno il compito di redarguire e bastonare moralmente, ostracizzandoli dalla collettività, tutti quegli uomini (ma anche donne) che -vuoi per difesa della dignità maschile, vuoi per reazione a ingiustizie femminili subite, vuoi per un semplice amore per la verità- sono riottosi, o semplicemente restii ad accettare questa becera cultura sessista di dominio femmile.</p>
<p>Oltre a quella psico-schiavistica, il maschiopentitismo, tuttavia, presenta anche una componente parareligiosa, infatti così come in tutte le religioni -e in specie le tre grandi religioni monoteiste- il pentimento è propedeutico al culto verso il relativo Dio, nel maschiopentitismo la divinizzazione del genere femminile è necessariamente associata ad una professione -meglio se pubblica- della propria inferiorità rispetto alla donna, sotto forma di un Mea Culpa, di un pentimento (per quest&#8217; ultimo aspetto, i massimi teorici della Questione Maschile, hanno coniato questo termine per etichettare questi maschi di niente), anche se non per comportamenti o azioni commesse, bensì solamente per l&#8217;essere nati maschi, ritenuta, quindi, una &#8220;colpa originaria&#8221;; si rende necessario, quindi, un&#8217;autoflagellazione pubblica attraverso l&#8217;autodenigrazione di se stessi e del genere a cui appartengono (quello maschile, appunto), che funge come una sorta di lavacro dal &#8220;peccato originale&#8221; di essere nati di sesso maschile, ottenendo, così, il perdono e la remissione del &#8220;peccato&#8221;, con conseguente incremento della possibilità di accedere all&#8217;organo genitale femminile. Insomma, una sorta di battesimo, che, però -a differenza di quello cristiano che conferisce all&#8217; individuo battezzato privilegi dell&#8217;anima senza per questo intaccare la sua natura umana (anzi la eleva) - è tutto finalizzato allo svuotamento e all&#8217;autoannichilimento della propria natura e dignità maschile, attraverso umilianti e striscianti genuflessioni volte a rendere gloria e culto alla Vagina, assurta come entità Divina (e unica ammessa), di cui i maschi pentiti sono, a tutti gli effetti, sommi sacerdoti.</p>
<p>di <strong><a href="http://sonoattila.blogspot.com/">Icarus.10</a>, </strong>14.10.2008<br />
[Autore di <a href="http://ilvolodidedalo.blogspot.com/">Blog di Icarus.10</a>]</p>
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